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Cavalieri (Cibjo): “Nella gioielleria la promessa di una vita migliore per milioni di persone”

Si è concluso il Congresso 2013: al centro del dibattito responsabilità sociale ma anche confronto tra le organizzazioni fieristiche di tutto il mondo. Chiesta maggiore uniformità di regole

Priorità della responsabilità sociale, dialogo aperto con l’Unione Europea attraverso una commissione apposita e confronto costante tra gli organizzatori delle principali fiere del mondo: questi, in sintesi, alcuni dei punti chiave emersi durante il Congresso annuale della Cibjo, la Confederazione mondiale della gioielleria, che si è svolto a Tel Aviv dal 7 al 9 maggio.

Ospitato dall’Israel Diamond Institute Group of Companies, il meeting annuale ha accolto circa 200 partecipanti, 130 dei quali delegati delle associazioni di gioielli e gemme di tutto il mondo così come rappresentanti di organizzazioni internazionali che operano nell’industria.

“Siamo un’organizzazione inclusiva – così ha aperto i lavori Gaetano Cavalieri, presidente della Cibjo – : tutte le parti interessate sono invitate a partecipare e proporre la propria opinione”. Durante la prima giornata  del Congresso ci si è soffermati anche sul Kimberley Process: “Dobbiamo tutti  garantire che i diamanti non vengano utilizzati per alimentare i conflitti – ha dichiarato Susan Shabangu, ministro per le risorse minerarie del Sud Africa. Dobbiamo condurre il business verso un’armonizzazione e va data anche una visione del futuro alle prossime generazioni”.

Il presidente del World Diamond Council Eli Izhakoff – che è anche presidente onorario a vita della Cibjo – ha precisato che il peso della Confederazione è aumentato enormemente negli ultimi anni, diventando uno degli attori principali dell’industria mondiale dei gioielli.

Uno dei momenti chiave del Congresso è stato il primo incontro del Comitato che riunisce i rappresentanti di Regno Unito, Germania, Francia e Italia, con l’obiettivo di prendere l’iniziativa nelle discussioni tra il comparto e l’Unione europea . Il comitato è stato creato dal Consiglio di Amministrazione CIBJO ed è presieduto dal tedesco Thilo Brueckner. La questione principale riguarda la legislazione statunitense che ha a che fare con la regolamentazione finanziaria negli Usa ma anche con l’approvvigionamento di oro e in generale di metalli in paesi dove si temono conflitti legati a questo commercio, come la Repubblica Democratica del Congo.

Gaetano Cavalieri e Thilo Brueckner
L’idea di un comitato è nata per consentire alla Cibjo di avere una voce unica nelle sedi istituzionali. L’Unione Europea ha recentemente diffuso una indagine sui ‘conflict minerals’ e richiesto input dalla Confederazione: i membri della Commissione hanno posto l’accento sulla necessità di un intervento rapido.
Alla Commissione si è rivolto il celebre  designer e produttore di gioielli Roberto Coin, che in qualità di esponente del comparto, ha ricordato che in Italia le dimensioni del settore sono diminuite di circa il 50 per cento negli ultimi anni. La sua richiesta riguarda una maggiore uniformità di regole destinate ai produttori di tutto il mondo, per poter operare in condizioni di parità, sia per la questione nichel (argomento approfondito a lungo dalla Commissione Metalli Preziosi) sia  per la questione dei ‘diamanti insanguinati‘.

“I funzionari doganali devono controllare tutti i prodotti che entrano in un paese europeo e garantire che le importazioni non operino una concorrenza sleale sui beni prodotti localmente – ha detto Coin -. Noi produciamo gioielli secondo regole molto severe, ma i beni importati non sottostanno alle stese regole e questo procura a loro un indebito vantaggio”.

Ma il Congresso di Tel Aviv ha rappresentato il primo momento operativo anche di un’altra commissione, la Trade Show Commission, istituita lo scorso durante Fiera di Vicenza (che ha ospitato il meeting 2012 della Cibjo). Una presentazione del presidente della commissione Corrado Facco, direttore generale della Spa veneta, ha descritto la mission della nuova struttura, disegnata come una piattaforma comune  che possa sviluppare azioni a favore delle organizzazioni fieristiche. Tra le priorità, la responsabilità sociale e la diffusione di un commercio equo.

“La Trade Show Commission è un organo di network: mette a disposizione un forum in cui discutere di questioni comuni e, se possibile, sviluppare progetti che possano servire a tutti i membri – ha detto Facco durante la riunione -. Garantisce inoltre una comunità dalla struttura collettiva in cui ci si può sedere e parlare, dove possono essere scambiate idee, lamentele e soluzioni. Come abbiamo più volte sottolineato, la Commissione non intende influenzare lo spirito di sana competizione tra le organizzazioni fieristiche: non c’è alcuna intenzione di creare una organizzazione monolitica che detti le politiche da seguire”.

La mission della Trade Show Commission, infatti, è quella di affrontare questioni di interesse comune a organizzatori e partecipanti, di facilitare una offerta di opzioni fieristiche che propongano un commercio solido, diversificato e responsabile. Una delle proposte concrete riguarda l’organizzazione di seminari da tenersi durante le manifestazioni che riguardino la responsabilità sociale, l’etica e altre questioni.

Corrado Facco e Gaetano Cavalieri durante l'incontro presso le Nazioni Unite a New York

Nel suo discorso ufficiale il presidente della Cibjo ha ricordato il costante impegno dell’organizzazione a favore della responsabilità sociale delle imprese, che si articola secondo tre direttrici: la trasparenza delle attività e dei prodotti (anche attraverso l’adozione dei Blue Books, documenti settoriali rilasciati periodicamente dalla Confederazione); la difesa del settore dai problemi che potrebbero minacciarne integrità e reputazione e, infine, l’influenza positiva come mezzo di sviluppo economico e sociale sostenibile nelle comunità in cui la Cibjo è attiva.

Quest’ultima linea guida ha avuto come riscontro l’affiliazione, nel 2006, al Consiglio Economico e Sociale delle Nazioni Unite (al Congresso era presente il capo della sezione ONG dell’ECOSOC, Andrei Abramov), ma anche il progetto WJCEF (World Federation Educational Foundation) e, ultimo in ordine di tempo, il progetto lanciato a marzo con Fiera di Vicenza per strutturare un nuovo programma di Responsabilità Sociale d’Impresa per l’industria della gioielleria internazionale. Già approvato dalla Alliance of Civilisations delle Nazioni Unite, una volta pronto sarà messo a disposizione del comparto.

Gaetano Cavalieri durante il discorso di apertura del Congresso 2013

“La gioielleria è un prodotto di lusso, su questo non vi è alcun dubbio – ha concluso Cavalieri -. A differenza di altri prodotti, non è un bene di prima necessità, ma ad essere essenziale è il settore della gioielleria che indirettamente garantisce il sostentamento e la promessa di una vita migliore a milioni di persone in tutto il mondo“.


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