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Cassazione: gli Studi di Settore devono superare la prova dei fatti

L’applicazione dei parametri da parte del Fisco deve sempre essere suffragata da prove e fatti concreti che giustifichino l’utilizzo degli standard parametrici in relazione alla reale situazione del contribuente. Il Fisco ha l’onere di trovare prove sufficienti per giustificare l’applicazione dei parametri, se il contribuente ha potuto dimostrare che lo scostamento del reddito dichiarato da quello presunto dai parametri ha un fondamento reale.

Quindi, i parametri non possono essere applicati meccanicamente, come se si trattasse di un modello universale cui i contribuenti devono adeguarsi in ogni caso, bensì uno strumento analitico il cui utilizzo non può prescindere dalla considerazione degli elementi di fatto che caratterizzano la specifica situazione del contribuente.

Tale principio è stato confermato dalla Cassazione con la sentenza n. 8059 del 3 aprile 2013; non si tratta di una novità assoluta, in quanto esso è stato più volte ribadito dalla Suprema Corte.

Riteniamo utile porre all’attenzione del lettore tale sentenza poiché essa è di una chiarezza esemplare; i supremi giudici, se ce ne fosse stato ancora bisogno, hanno fugato ogni dubbio sul fatto che i parametri non vanno intesi come uno spauracchio o come una griglia alla quale il contribuente deve necessariamente adeguarsi se non vuole incorrere in contestazioni e verifiche.

Nel caso in questione, si trattava di un avviso di accertamento emesso a carico di un professionista in quanto il reddito dichiarato presentava uno scostamento da quello desumibile dai parametri.

I giudici tributari di primo e secondo grado avevano già dato ragione al contribuente, in quanto quest’ultimo aveva potuto dimostrare l’effettivo ammontare dei propri redditi e pertanto diventava onere del Fisco dimostrare “eventualmente le ragioni dello scostamento del reddito effettivamente conseguito rispetto a quello induttivamente determinabile sulla base dei parametri”.

Di fronte alla pretesa del Fisco di scaricare sul contribuente l’onere della prova della identità dei ricavi dichiarati con quelli reali, la Corte dichiara che quella del Fisco in questo caso è “una visione distorta dell’accertamento parametrico, che non rappresenta una presunzione legale e che, quindi, non impone al contribuente di dimostrare l’effettività del reddito dichiarato in rapporto al dato statistico ostativo.”

Prosegue la Corte : In proposito il collegio intende dare continuità all’orientamento fatto proprio delle Sezioni Unite della Corte, secondo il quale la procedura di accertamento tributario standardizzato mediante l’applicazione dei parametri (o degli studi di settore) costituisce un sistema di presunzioni semplici, la cui gravità, precisione e concordanza non è ex lege determinata dallo scostamento del reddito dichiarato rispetto agli standards in sé considerati (meri strumenti di ricostruzione per elaborazione statistica della normale redditività), ma nasce solo in esito al contraddittorio da attivare obbligatoriamente, pena la nullità dell’accertamento. Per cui, solo ove il contribuente non abbia risposto all’invito al contraddittorio in sede amministrativa, restando inerte, è consentito all’ufficio di effettuare l’accertamento sulla unica base dell’applicazione degli standards, dando conto dell’impossibilità di costituire il contraddittorio con il contribuente, nonostante il rituale invito (sez. un. n. 26635/2009). Mentre quel che dà sostanza all’accertamento mediante l’applicazione dei parametri è il contraddittorio con il contribuente, dal quale possono emergere elementi idonei a commisurare alla concreta realtà economica dell’impresa la presunzione indotta dal rilevato scostamento del reddito dichiarato, che l’amministrazione è tenuta a valutare.

In sintesi : il semplice scostamento del reddito dichiarato da quello presumibile attraverso i parametri e gli studi di settore (considerati semplici strumenti statistici per ricostruire la redditività) non è sufficiente per avviare un accertamento se non ha luogo il contraddittorio con il contribuente. In assenza del contraddittorio, ogni accertamento sarebbe nullo. Solo se il contribuente si sottrae al contraddittorio, l’accertamento potrà essere effettuato sulla sola base dei parametri.

Particolarmente significativo è l’ultimo passaggio che abbiamo citato, ed evidenziato in grassetto, della sentenza : ciò che dà concretezza all’accertamento ed agli studi di settore utilizzati è solo il contraddittorio con il contribuente, lo strumento più idoneo a far emergere la reale situazione dell’impresa con le sue caratteristiche specifiche, alla quale andranno obbligatoriamente commisurati gli eventuali scostamenti emersi dai parametri.


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