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Capodimonte: La Coppaflora, un capolavoro di oreficeria

Una rara opera dello scultore Vincenzo Gemito, grazie ad un atto di mecenatismo entra a far parte delle collezioni permanenti del Museo napoletano

la Coppaflora (1915-1920) in bronzo argentato. 15,5x27x18cm

È stata inaugurata al Museo di Capodimonte di Napoli, il 10 settembre la mostra “Gemito, dalla scultura al disegno” nata da un’idea di Sylvain Bellenger direttore del Museo e di Christophe Leribault direttore del Petit Palais di Parigi (dove si è già svolta una prima esposizione della mostra, conclusasi a gennaio scorso). Suddivisa in nove sezione, la mostra è dedicata al grande scultore napoletano, la cui vita ha il carattere della leggenda.
Nato nel 1852 da genitori ignoti ed esposto alla ruota dell’Annunziata di Napoli, Gemito, intraprenderà sin da giovanissimo un cammino artistico molto sofferto, frammisto alla sua vita tormentata (inframmezzata da diversi episodi di follia), fatta di incontri e di amori che costituiranno un tutt’uno con la sua vita di uomo e di artista.

Lungo il percorso espositivo, che mira ad esplorare cronologicamente le sue fasi artistiche, nella sezione IX “Ritorno all’Antico” si può ammirare un raro capolavoro di oreficeria, la Coppaflora (1915-1920) in bronzo argentato.

Agli inizi del Novecento, quasi sessantenne, Gemito si confronta con l’attività di orafo e argentiere, prendendo spunto dall’Art Nouveau, aprendosi così al concetto di arte in senso ampio. La Coppaflora nasce nel solco di questa sua apertura artistica tra il 1915 ed il 1920, quando avanza in lui l’idea di realizzare un vaso ampiamente decorato sulla base dei modelli greci a stamnos (contenitore per liquidi, in argilla, con corpo globulare, spalla larga, piede e collo bassi, con una larga apertura e anse orizzontali), il cui prototipo, in cera e terracotta è custodito nelle collezioni della Galleria di Arte Moderna di Roma.

il prototipo della Coppaflora

Sul corpo circolare basso si innestano le due anse in forma di teste riccamente decorate con elementi fitomorfi, mentre sulla superficie della coppa, figurano da un lato una corona ed una ghirlanda intrecciate, dall’altro due delfini sovrapposti. L’iconografia coniugale è l’unica attribuibile alla composizione presente sulla coppa, che non a caso è nota anche come (Coppa nuziale Flora). Studio e tracce dell’idea formativa di questo prezioso manufatto sono riscontrabili in un disegno coevo, che ha per tema una maschera di fontana (collezione Giovanni Treccani degli Alfieri) e dei delfini, la cui sinuosità è frequentemente riscontrabile in tutta la produzione dell’artista.

La Coppaflora, oltre ad essere un prezioso capolavoro di arte applicata, testimonia anche un importante atto di mecenatismo. Grazie a cinque imprese napoletane (Tecno srl, Graded, EPM, Protom e G&G), infatti, attraverso lo strumento fiscale dell’Art Bonus, la Coppaflora è entrata a far parte delle collezioni di Capodimonte, rappresentando un raro esempio di un’opera d’oreficeria di Gemito presente nelle collezioni pubbliche italiane.

 

www.museocapodimonte.beniculturali.it


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