di


Cani sulla monnezza

Un cane mi insegue. Mi mordera’? Sto cercando di tenere un ritmo di corsa almeno decente nel mio jogging di fine settimana (mangiarsi un piatto di pasta con un bicchiere di vino con meno rimorsi etc.) quando tra i cassonetti emerge una testolina indispettita, pezzata di bianco e nero, un minuto bastardino di quelli che s’arrangiano a mostrarsi incattiviti per meglio fronteggiare le avversità di una vita da cani. Sto transitando per un posto che era stato in precedenza  invaso da  quelle pile imbarazzanti di rifiuti che a cicli ricompaiono nei TG e ci obbligano a tortuose spiegazioni quando i non napoletani, con finta indifferenza o inquisitoria indignazione, ce ne chiedono conto. Adesso si vedono solo i rifiuti dei rifiuti,  sfuggiti alla sommaria bonifica. Sospinti oltre il ciglio della strada si scorgono pezzi di pane  con derrate alimentari indistinte,  sparse tra asfalto e marciapiedi. Il cane mi ringhia e punta i miei polpacci a scacciarmi dal suo prezioso tesoretto. E come dargli torto? Quell’avanposto degradato e ripulito alla meno peggio, segno per me del tragico  disastro che avvelena senza rimedio la mia città, e’ invece per il piccolo e fiero bastardo (e per altri suoi colleghi) un misterioso e munifico silos, un altare di benessere, preziosa manna piovuta dal cielo, un’offerta degli dei.

Non sono di norma inviso ai cani quando corro, non uso profanare il loro spazio vitale ed essi non proteggono nelle vie pubbliche proprietà o padroni. Semplicemente  difendono la monnezza. Alla fine la faccio franca: il rissoso piccolo quadrupede e’ soddisfatto che tolga il disturbo. Quanti personaggi più o meno celebri e potenti difendono, meno nobilmente dei cani, la monnezza? Penso queste cose quando la mia corsa si affievolisce in vista del traguardo della doccia. Vogliono disseminare i dintorni di Napoli di microdiscariche improvvisate, come si getta la polvere sotto un lacero tappeto. I terreni individuati sbrigativamente vedono le quotazioni volare.  Rapaci e non cani volteggiano, pronti a pasteggiare grazie all’incapacita’ e all’incompetenza.

 La precarietà e il disagio aprono sempre prospettive di guadagno più allettanti di una normalità efficace ma per questo anonima e silenziosa. In senso figurato i mediocri (spesso anziani, ma non solo anziani) presidiano e tramandano i cumuli della mediocrità poiché in questa maniera e’ più facile conservare le rendite di posizione e  osteggiare il cambiamento che le metterebbe in pericolo. Al prossimo giro  di corsa dunque, come in un film surrealista, mi aspetto di vedere i i miei fieri cani sulla monnezza. Ma forse non ci sarà bisogno di indossare la tuta: già sullo sfondo vedo i galli sulla monnezza.


1 commento

  1. dureranno poco Paolo
    come diceva un nostro amico, Resistere Resistere Resistere


Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *