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Inchiesta: calano i matrimoni, ma le fedi resistono

È probabilmente la crisi economica a influire più di altri fattori sul calo dei matrimoni “fotografato” da una indagine Istat. I dati parlano di 30mila celebrazioni in meno in due anni: 230.613 nel 2009 e poco più di 217 mila nel 2010. Soltanto nel 2008 erano 246.613: da questi numeri si può far discendere una variazione media annua del -6%.

Il calo riguarda in particolare le nozze tra italiani (67% del campione), ma una buona fetta anche matrimoni misti, tra uno sposo di nazionalità italiana e uno di nazionalità straniera (30%). A tenere alto il numero di matrimoni celebrati in Italia dagli stranieri, sono i romeni: il 19,5% del totale.

L’abbassamento del numero di riti civili o religiosi è un fenomeno trasversale dal punto di vista geografico: in testa il Lazio (-9,4%), seguono Lombardia (-8%), Toscana (-6,7%), Piemonte e Campania (-6,4%).
Sono diffuse sempre più le unioni di fatto e la nascita di bimbi fuori dal regime matrimoniale (21,7% dei nati nel 2009). Il che dimostra che in molti casi il fattore principale non è una diminuita affezione al legame, quanto una questione economica e in alcuni casi culturale.

Si alza anche l’età media degli sposi: il 7% in meno si sposa prima dei 35 anni. Ma non è l’Italia maglia nera dell’Europa, il calo è una realtà che si riscontra in tutti i paesi europei: Spagna, Gran Bretagna e Stati Uniti vivono lo stesso fenomeno.
Il segmento delle nozze è una voce importante del settore orafo. I gioielli bridal costituiscono una fetta di mercato importante, specie per le fedi, simbolo per eccellenza del matrimonio.
Ma questo calo descritto dall’indagine Istat è sentito anche dai produttori?

“Nel 2010 abbiamo riscontrato gli stessi numeri dell’anno precedente – spiega Alessandra Polello, responsabile marketing di Polello, uno dei più grandi produttori italiani di fedi -. Nessun calo, ma neanche un aumento: una sostanziale parità. Probabilmente perché il matrimonio è legato anche ad un fattore economico: chi si sposa lo fa in grande, e il nostro prodotto copre un target alto che risente meno di altri della crisi. Se diamo uno sguardo ai dati più aggiornati, quelli del 2011, che naturalmente sono ancora parziali, ci confermano un trend positivo per numero di pezzi, ma le somme potranno essere tirate a fine anno. Va però aggiunto che le fedi non sono un oggetto necessariamente “da matrimonio”: spesso sono un regalo legato a momenti importanti della coppia, anche un anniversario o una ricorrenza di persone che convivono senza essere sposate”.

“Seguiamo con molta attenzione le tendenze e i dati del settore nozze – dichiara Domenico Giannotti, titolare di Diana Srl, produttore di fedi classiche ma anche di linee originali ed estrose –. Questi ultimi, in particolare, che parlano di un calo nel numero di matrimoni celebrati, sono realistici ma non hanno avuto ripercussioni sulla nostra azienda. Questo perché il nostro prodotto copre una fascia molto ampia ed è alla portata di tutti: probabilmente a soffrire di più sono quelle fedi molto costose, con altissimo valore aggiunto, magari con brillanti. Ritengo che il calo sia dovuto alla congiuntura attuale, e che proprio per questo le nozze siano più che altro rimandate. Quello che abbiamo certamente notato in questa fase è l’abbassamento del peso medio degli anelli nuziali”.

“Il calo dei matrimoni è coinciso con il calo di tutte le tipologie di indosso della sposa – commenta Paolo Verde, titolare di Lucebianca, l’azienda che produce i gioielli LeBebé e anche la collezione Vera, un anello unico che consente di “vestire” la fede nuziale con un’iniziale in brillanti, ma che si occupa anche di ingrosso di oreficeria – come orecchini, brillanti, perle. Ma la fede resiste: del resto, è il simbolo per eccellenza del legame tra due persone e continua ad essere la protagonista del segmento bridal”.


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