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Borsa Diamanti d’Italia. Luigi Cosma: «La nostra priorità è tutelare il consumatore»

Oggi la Borsa Italia Diamanti è l’Associazione di categoria più antica tra quelle ancora esistenti

La sede di Borsa Diamanti Italia

Tra le più antiche del mondo, la Borsa Diamanti d’Italia, fondata nel 1926 a Milano, dove oggi ha sede in via Mazzini, conta circa 80 soci effettivi – tra cui una prevalenza di grossisti di diamanti e pietre di colore, ai quali si aggiungono anche alcuni fabbricanti e negozianti – e Punti Vendita Qualificati, una figura introdotta da pochi anni che include quei dettaglianti riconosciuti in via ufficiale dalla Borsa come soggetti di riferimento per la vendita di diamanti certificati. In Italia è l’Associazione di categoria più antica tra quelle ancora esistenti, e dal 1954 è federata alla World Federation of Diamond Bourses (WFDB) della quale fanno parte 30 Borse diamanti di tutto il mondo “biglietto da visita” privilegiato per diventare soci di altre Borse.

La Borsa Diamanti Italia nel 1927
Luigi Cosma- Presidente Borsa Italia Diamanti

Molteplici e variegati sono gli scopi dell’Associazione: oltre a offrire una sede per sviluppare e promuovere iniziative utili ai soci, mette a loro disposizione spazi e attrezzature per analisi delle pietre, ma anche convenzioni e incontri finalizzati ad approfondimenti tematici. Particolarmente fruttuosa è la collaborazione della Borsa con l’IGI, Istituto Gemmologico Italiano, con cui da diversi anni è in atto una sinergia votata allo scambio di competenze che si esprime soprattutto in corsi di aggiornamento per i soci. “In linea con le direttive della Federazione mondiale – spiega il presidente Luigi Cosma – la nostra priorità è la tutela del consumatore, che viene garantita, per esempio, dalla tolleranza zero verso chi mescola diamanti naturali e sintetici, circostanza che, se verificata, può portare all’espulsione dalla Borsa”. Le gemme naturali sono infatti il core business dei soci, e al momento l’Associazione ha deciso ufficialmente di tenere il sintetico fuori dai propri canali. “Si tratta di un prodotto di fabbrica che tende a svalutarsi nel tempo – precisa Cosma – ed è un fenomeno rischioso, perché se il consumatore si accorge di aver acquistato, senza saperlo, un diamante coltivato in laboratorio perderà fiducia anche nel prodotto naturale. Può, in sintesi, generare disturbo e confusione, anche se ad oggi, secondo il dato diffuso dall’analista indipendente Paul Zimnisky attraverso il Mining weekly, rappresenta soltanto il 2% dell’intero indotto mondiale in termini di quantità”.

La Borsa Diamanti d’Italia, tra l’altro, è stata tra i primi soggetti ad accendere i riflettori sulla questione dei diamanti venduti in banca a prezzi gonfiati, “bolla” recentemente esplosa con ingenti sanzioni da parte dell’Antitrust a banche e società intermediarie e una inchiesta della Procura di Milano attualmente in corso per truffa. “Abbiamo preso una posizione specifica già nel 2012 – prosegue il presidente -: sollevando dubbi sulla definizione del diamanti come ‘prodotto finanziario’. Purtroppo, malgrado il nostro costante impegno, ci è voluto molto tempo perché fosse compresa la pericolosità del fenomeno, e in questo tempo tante sono state le vittime”.


The Italian Diamond Bourse, Luigi Cosma: “Our priority is protection of the consumer”

One of the oldest in the world, the Italian Diamond Bourse, founded in 1926 in Milan, where it is currently based in via Mazzini, has about 80 active members and Qualified Sales Points, including, for a few years now, those retailers officially recognised by the Bourse as reference entities for the sale of certified diamonds. In Italy it is the oldest trade association of its kind, and since 1954 it has been a federated association with the World Federation of Diamond Bourses (WFDB), which includes 30 diamond bourses from around the world. Another advantage closely relating to the status of members is the privileged “calling card” to become a member of other Bourses. The aims of the Association are many and varied: in addition to offering a platform for developing and promoting useful initiatives for members, it provides spaces and equipment for the analysis of stones, and holds conventions and meetings aimed at in-depth thematic analysis. Collaboration between the Bourse and IGI, the Italian Gemological Institute, has proven to be particularly successful. “In line with the directives of the world federation” – explained the president Luigi Cosma – “our priority is the protection of the consumer, which is guaranteed, for example, by zero tolerance towards those who mix natural and synthetic diamonds, with possible expulsion from the Bourse”. Natural gems are in fact the core business of the members, and the Association has now officially decided to keep synthetic ones out of its channels. “It is a factory product that loses its value over time” – explained Mr. Cosma – “and it is a risky phenomenon, because if the consumer realises that he has unwittingly purchased a diamond made in the laboratory, he will lose confidence even in the natural product. Synthetic gems can cause anger and confusion, even though, according to the data released by the independent analyst Paul Zimnisky in Mining Weekly, they represent only 2% of all gems in the world in terms of quantity”. The Italian Diamond Bourse, among other things, was among the first to draw attention to the issue of diamonds sold by banks at inflated prices, a “bubble” that the Antitrust Authority recently burst by charging banks and intermediary companies heavy penalties, and the Milan Public Prosecutor is currently leading an investigation into fraud. “We took a stance in 2012” – the president added -: “we raised doubts about the definition of diamonds as a “financial product”. Unfortunately, despite our concerted efforts, it has taken too long for the danger of the phenomenon to be understood, and too many have fallen victim to this.”


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