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Bello e ben fatto! Tracciabilità dell’oggetto per la valorizzazione del Made in Italy

Convegno alla Camera di Commercio di Milano: “Responsabilità sociale e tracciabilità nel settore della gioielleria”

“L’immagine dell’Italia all’estero è da sempre doppia” spiega il sociologo Enrico Finzi dalle pagine di un quotidiano nazionale. “Da una parte gli aspetti negativi (disorganizzazione, illegalità diffusa, scarsa affidabilità, un sistema politico con un’immagine compromessa), dall’altra i punti di forza….buona qualità della vita, del cibo, propensione alla flessibilità……ora questa idea dell’Italia come patria del bello e ben fatto si è allargata dalle élites alle fasce medie e ha raggiunto paesi nuovi”. Sempre secondo Finzi,  la ‘domanda Italia’ è letteralmente esplosa.

Se da un lato la cultura del “bello e ben fatto” può essere un elemento importante di ripresa anche per il prodotto orafo italiano,  dall’altro la tracciabilità dell’oggetto lungo tutta la filiera potrà dimostrarsi essenziale per una rinnovata valorizzazione e un forte sostegno del Made in Italy. Ne sono da tempo consapevoli le istituzioni del comparto orafo italiano e internazionale che stanno sviluppando  strategie e metodi che possano essere di supporto alle imprese in questa direzione.

Strategie e metodi  possibili sono stati illustrati alla Camera di Commercio di Milano il 15 Ottobre  in un  incontro che, come ha sottolineato il consigliere camerale Dario Bossi in apertura dei lavori, vuole essere il primo di una serie per informare e sensibilizzare le imprese del settore moda e gioielleria sull’importanza di un rapporto di trasparenza e di fiducia con il consumatore. Il tema della “Responsabilità sociale e tracciabilità nel settore della gioielleria” è stato illustrato da alcuni dei principali stakeholders,  che hanno evidenziato come negli ultimi anni la valutazione dell’impatto sociale e ambientale delle attività delle imprese ha assunto una sempre maggiore rilevanza. Per molti prodotti il processo è già in atto e si registra una sempre crescente sensibilizzazione verso acquisti “etici”, accogliendo  valori di cui si sente parlare sempre più spesso anche nel campo del gioiello, come ha ribadito nel saluto ai partecipanti Dimitri Stella, vice presidente vicario di Confindustria Federorafi.

Organizzazioni del settore stanno ormai da tempo lavorando per creare gli strumenti  e i percorsi più idonei  da fornire alle aziende per adeguarsi alle  linee guida su impresa e diritti umani adottate dalle Nazioni Unite nel 2011. A questo proposito Dario Bossi ha tenuto a ricordare l’azione di CIBJO/Confederazione Mondiale della Gioielleria, membro dell’United Nations Eonomic and Social Council, nel campo anche dei conflict diamonds e della responsabilità  e sostenibilità dell’industria orafa attraverso la WJFCSR-World Jewellery Foundation for Corporate Social Responsibility (www.cibjo.org).

Anche il Governo italiano è impegnato su questo tema, come ha puntualmente illustrato Benedetta Francesconi in rappresentanza del Ministero dello Sviluppo Economico, cercando di mettere insieme tutte le forze per affiancare le imprese in un percorso di responsabilità sociale dell’impresa che è sì volontario ma che è dettato anche dal mercato e che costituisce forte elemento di competitività.

Alessandra Vittoria, direttore di Unionfiliere, ha con estrema chiarezza illustrato il sistema di tracciabilità volontaria TF – Traceability & Fashion  (www.tfashion.camcom.it) creato dalle Camere di Commercio con l’obiettivo di qualificare e valorizzare l’intero comparto del sistema moda – tessile, abbigliamento, calzaturiero, pelletteria, pellicceria, metalli preziosi – in modo da garantire al consumatore la massima trasparenza rispetto ai luoghi di lavorazione delle principali fasi del processo produttivo (ideazione, lavorazione, assemblaggio, finitura). A questo proposito Davide Merigliano della Muraro Lorenzo SpA ha portato l’esperienza concreta già fatta dalla sua azienda, una delle 140 che sino ad oggi hanno aderito.

Sempre in questa direzione sta lavorando a livello internazionale il RJC–Responsible Jewellery Council (www.responsiblejewellery.com)  organizzazione non profit costituita nel 2005 per promuovere norme e prassi responsabili, etiche, sociali e ambientali nei diritti umani di tutta la filiera del comparto dei diamanti, dell’oreficeria e dei platinoidi, dall’estrazione mineraria al commercio al dettaglio.

Al RJC aderisce anche Confindustria/Federorafi che, in stretta sinergia con altre istituzioni del settore orafo italiano, opera a tutto campo a fianco degli imprenditori per la salvaguardia e il rilancio del gioiello a livello internazionale, lavorando su tutti i fronti con un programma di obiettivi, in parte già raggiunti, illustrato con la consueta pragmaticità dal  segretario generale Stefano de Pascale: da quello della tracciabilità e dell’etica, a quello della tutela dalla contraffazione e dalla concorrenza sleale, dal miglioramento della regolamentazione e della normativa alla effettiva libera circolazione all’interno dell’UE, dall’azzeramento dei penalizzanti dazi doganali, alla promozione del Made in… (www.federorafi.it).


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