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Bello e ben fatto, il gioiello sarà più forte nei paesi in cui resiste come status symbol

Il settore orafo italiano nel 2018 esporterà 2,3 miliardi di oggetti preziosi: al convegno di Confindustria Arezzo focus sulle potenzialità di 30 mercati emergenti

Il Bello e Ben Fatto italiano ha ancora molte opportunità da sfruttare nel mondo: è questo in sintesi il concetto emerso dal convegno “Esportare la Dolce Vita”, organizzato da Confindustria Arezzo con la collaborazione di Confindustria Federorafi. Negli interventi, tra cui quello di Luca Paolazzi, Direttore Centro Studi Confindustria, e Ivana Ciabatti, Presidente sezione Orafi-Argentieri di Confindustria Arezzo, è apparsa evidente la necessità di penetrazione in cui mercati dove il made in Italy e le sue eccellenze sono apprezzati e richiesti. Molto è ancora lo spazio vuoto da esplorare per le aziende italiane, incluse quelle produttrici di oreficeria e gioielleria.

Il punto di partenza è stato proprio il concetto di “Bello e Ben Fatto”: nel contributo di Luca Paolazzi, il rapporto del Centro Studi Confindustria con le previsioni aggiornate per le importazioni nei nuovi mercati di BBF dal mondo e dall’Italia, con un focus sul comparto orafo fino alle opportunità offerte della Cina. “I beni belli e ben fatti – ha spiegato Paolazzi – sono prodotti che uniscono saper fare artigiano e tecnica industriale. Si caratterizzano per il design, la cura e la qualità dei materiali e delle lavorazioni e l’innovazione indispensabile a presidiare e ampliare i mercati. A livello statistico il BBF è un paniere di beni di consumo di fascia medio-alta esportati dai settori alimentare, arredamento,  abbigliamento e tessile casa, calzature, occhialeria e oreficeria-gioielleria.

L’export dei BBF si è ben difeso nel 2012, con un valore di 61 miliardi di euro (15,5% dell’export manifatturiero totale italiano). Di questa quota, però, solo l’8 per cento ha riguardato i prodotti di oreficeria-gioielleria. “Per rinnovare il successo dei BBF occorre continuare a investire nella loro capacità evocativa” ha precisato il Direttore Centro Studi Confindustria. Nel 2018 ci saranno 194 milioni di nuovi ricchi, di cui 162 risiederanno nei paesi emergenti. Questa crescita dovrebbe portare, per quella data, a un aumento delle importazioni di BBF nei 30 nuovi mercati esaminati dallo studio di Confindustria fino a 169 miliardi, 54 miliardi in più rispetto al 2011 (+47%). Oltre un terzo di questa domanda arriverà da Russia, Cina ed Emirati Arabi Uniti.

In questo contesto sarà rilevante il ruolo dei prodotti belli e ben fatti del made in Italy: i 30 mercati potranno arrivare a importarne fino a 14,4 miliardi nel 2018, se la quota di mercato italiana sull’import resterà inalterata nel periodo 2012-18 (8,7%). I prodotti di oreficeria e gioielleria cresceranno fino a 12,1 miliardi nel 2018, (+58% in 6 anni), dei quali più del 40% dell’aumento verrà dagli EAU, e un terzo da Cina e India. I gioielli italiani copriranno, di quella cifra, 2,3 miliardi.

Tra i sei settori BBF l’export di oreficeria-gioielleria è quello maggiormente concentrato nei 30 mercati emergenti analizzati (26,9% contro il 17,2% del totale BBF e il 26,0% del totale esportatrici). “Le opportunità di crescita all’estero per il settore oreficieria-gioielleria BBF sono basse nei mercati maturi dove il gioiello è visto come accessorio moda – ha proseguito Paolazzi – mentre sono enormi nei nuovi mercati dove l’oggetto prezioso è status symbol”.

Durante il convegno ci si è poi soffermati sulle barriere tariffarie che costituiscono uno dei principali ostacoli alla penetrazione dei nuovi mercati e che ha causato una pesante riduzione della quota italiana nell’ultimo decennio. L’argomento dazi è stato affrontato in chiusura anche da Licia Mattioli, presidente Federorafi, (nella foto a sinistra) che ha affermato la necessità di un intervento che abbatta le barriere doganali e faciliti l’ingresso dei prodotti italiani nei paesi chiave per l’export. “L’imprenditore fa la sua parte – ha detto – ma va anche messo nelle condizioni di esportare nei paesi in cui c’è domanda”.

Il calo globale dei consumi e della produzione  degli ultimi anni – incluso il 2012 – è stato invece uno dei temi affrontati da Ivana Ciabatti, presidente della sezione Orafi-Argentieri di Confindustria Arezzo.  L’Italia è in linea con il resto del mondo, mostrando un forte trend negativo, con un decremento intorno al 70% negli ultimi 10 anni. Nel 2012, le tonnellate di Gioielleria consumate sono state 26,5 contro le 28,8 del 2011, con una diminuzione dell’8% circa. Al contempo, però, un po’ di terreno è stato recuperato a livello globale nel secondo trimestre del 2013, con un incremento del +38% in termini di quantità, anche grazie al rapido calo del prezzo dell’oro (che ha registrato un -28,5% nel primo semestre 2013).

L’incremento dei consumi di gioielleria risulta evidente nella maggior parte dei paesi consumatori, in particolare in Cina, India, Hong Kong e USA. L’Italia risulta essere il principale produttore ed esportatore di prodotti orafi in Europa. Gli attuali trend vedono in difficoltà il segmento più tradizionale, mentre prosegue bene l’alta gamma e la bigiotteria firmata. Per quanto riguarda le quantità, l’Export italiano mostra dati abbastanza positivi nella prima metà del 2013 con i mercati Arabi e Orientali in netta ripresa rispetto allo scorso anno.

“Molti si domandano se l’oro scenderà ancora o se è in correzione – ha concluso Ivana Ciabatti -. Rispondere è difficile, ma bisogna ricordare che già agli attuali costi alcune miniere hanno sospeso la produzione. Rimaniamo prudenti nel breve, e più favorevoli nel medio periodo”.


1 commento

  1. Franco Marchesini says:

    La previsione per l’export orafo italiano nel 2018 è indicata in 2,3 miliardi (suppongo di euro). Tenuto conto che il preconsuntivo 2013 è ipotizzato nell’ordine di grandezza dei 6 miliardi, si deduce che l’export orafo fra cinque anni potrebbe ridursi a poco più di un terzo dell’attuale.
    Mi sembra una previsione pessimistica. Quantunque….. Con buona pace degli afflitti da jettatura, che già stanno prendendo le opportune – spesso inconfessabili – contromisure.
    Franco Marchesini


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