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Bella (Confcommercio): “Il crollo dei consumi sembra terminato. Modestissima ripresa solo dal 2014”

Il direttore dell’Ufficio Studi ha presentato un’analisi su consumi e potere di acquisto: sempre più forte l’incidenza delle spese “obbligate”

“Il crollo dei consumi sembra terminato”: la notizia, che spinge a un timido ottimismo, arriva dal direttore dell’Ufficio Studi Confcommercio, Mariano Bella, che ha presentato i risultati di un’analisi sull’incidenza delle spese obbligate sui consumi, sul potere di acquisto delle famiglie e sull’evoluzione dei prezzi. “Gli indicatori congiunturali – ha detto Bella – evidenziano sul piano internazionale i primi deboli segnali di un miglioramento diffuso. Il Pil è cresciuto, nel secondo trimestre, dello 0,6% negli USA e in Giappone e dello 0,3% nell’eurozona, dopo sei trimestri di riduzione”.

La ripresa però non appare uguale ovunque in Europa: Germania e Regno Unito hanno mostrato una crescita dello 0,7% e la Francia dello 0,5%. L’Italia resta in recessione (-0,3%) così come la Spagna (-0,1%). All’interno dell’area la crescita più sostenuta ha interessato il Portogallo (+1,1% rispetto al trimestre precedente).

“Tuttavia – ha precisato il direttore dell’Ufficio Studi – il commercio mondiale mantiene un’intonazione debole, con una crescita, secondo l’Ocse, del 3,6% nell’anno in corso e del 5,8% nel 2014, insufficienti a giustificare aspettative ottimistiche sulla ripresa vigorosa dell’export. Gli ordinativi dell’industria mostrano, da aprile, segnali di recupero che, tuttavia, non possono essere considerati una sicura indicazione di ripresa”.

“Seppure la fiducia delle famiglie ha mostrato un miglioramento nei dati dall’estate 2013 – ha proseguito Bella, nella foto a sinistra -, i segnali di potenziale ripresa economica dal lato della produzione non hanno ancora influenzato positivamente le scelte di consumo degli italiani. Sembra però che il crollo dei consumi sia terminato”.

Restano invariate le previsioni di Pil e dei consumi del 2013, rispettivamente a -1,7% e -2,4%. “La prevista ulteriore e forte flessione dei consumi – ha spiegato Bella – incorpora anche l’ipotesi di una prolungata stasi del livello dei consumi fino al secondo trimestre del 2014″. Stessa sorte per i livelli occupazionali e la produzione in un contesto, però, di stabilità dei prezzi e di inflazione sotto controllo.

Secondo il direttore del Centro studi di Confcommercio, in conclusione, “il 2014 sarà caratterizzato da una modestissima ripresa (+0,5% in termini di Pil reale), guidata dalla timida inversione di tendenza degli investimenti (+0,9%) e dall’andamento della domanda estera netta moderatamente positivo. I consumi delle famiglie evidenzieranno per il terzo anno consecutivo una flessione, anche se di modesta entità”.

Nella distinzione dei consumi tra spese obbligate (fitti, energia, assicurazioni, servizi pubblici locali) e spese commercializzabili – utile a comprendere nel concreto il benessere o le difficoltà delle famiglie – l’Ufficio studi mostra un crescente aumento, tra il 1992 e il 2012, delle prime (passate dal 32,3% del 1992 al 40,5% del 2012). Forte la riduzione di quella parte della spesa destinata all’acquisto di beni commercializzabili, passata dal 51,4% del 1992 al 39,8% del 2012. Nell’ambito di questa voce, si ridimensiona progressivamente la spesa per alimentari e bevande, così come quella per abbigliamento e calzature, mobili e autovetture.

I dati emersi dall’analisi illustrata dal direttore del Centro Studi sono oggetto di commento anche dal presidente di Confcommercio, Carlo Sangalli (foto a destra). “Anche se alcuni importanti indicatori come la produzione industriale, l’export, la fiducia di famiglie e imprese cominciano a dare segnali di risveglio – ha dichiarato -, purtroppo ancora non si registrano effetti di “contaminazione” sull’economia reale che anche quest’anno chiuderà con un altro segno meno. Insomma, non stiamo risalendo la china. In questa situazione è evidente, quindi, che la politica deve abbandonare il confronto muscolare e ritrovare subito il filo del dialogo per avviare al più presto una nuova stagione di riforme per rispondere alle emergenze economiche del Paese. Bisogna far ripartire la domanda interna: il reddito pro-capite è fermo al 1986″.


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