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Editoriale:Baselworld ridimensionata apre a nuovi scenari

Dopo tanta attesa e tanto parlare finalmente abbiamo accantonato l’edizione 2018 di Baselworld. A caldo, la prima sensazione è che la manifestazione, pur se evidentemente ridimensionata (meno giorni e meno espositori), rappresenta ancora un appuntamento importantissimo per la gioielleria mondiale. Quello che si continua a respirare nella piccola città elvetica è l’eleganza e l’internazionalità del momento fieristico che, legato ad una proposta di classe ed esclusività, rende la visita estremamente gratificante. Ma quale sarà il suo futuro? E soprattutto: quali potrebbero essere le contromosse della sua diretta concorrente in Europa: VicenzaOro.

La fiera berica, con le sue due edizioni, è sicuramente la più titolata per aspirare al ruolo di leader nel vecchio continente. Già da qualche anno, infatti, il management di Ieg segue con attenzione le evoluzioni elvetiche, ne è una testimonianza il layout del nuovo padiglione 7 con l’introduzione di una piccola collettiva legata all’orologio. Bisognerebbe capire quali sono, sotto questo aspetto, le ambizioni del player italiano: convogliare a Vicenza l’altissimo di gamma, per intenderci Bulgari, Cartier, Chopard, ecc., la piccola orologeria indipendente o quella fascia di gioielleria internazionale che, fino ad ora, ha preferito non essere presente nella fiera veneta? Per quanto riguarda il coinvolgimento della prima categoria, la strada la vedo tutta in salita. Considerati i tempi e le dinamiche di questi grandi gruppi, ma soprattutto anche alla luce di oggettivi limiti strategici e logistici presenti e non imputabili alla fiera: scarsa ricettività alberghiera di lusso, difficcoltà nei collegamenti – a volte anche prendere un taxi diventa un’impresa -, mancanza di attenzione da parte dei commercianti verso i visitatori fieristici (quante volte è capitato di arrivare in centro a fine fiera e trovare tutti i negozi con le saracinesche abbassate). Questi aspetti non possono essere secondari, considerate valide quelle aspirazioni, fra l’altro proprio durante l’ultima edizione di gennaio, il vicepresidente Matteo Marzotto aveva sbottato proprio su questo tema contro i commercianti vicentini.

Giovanni Micera
Giovanni Micera

Per quanto riguarda l’orologeria indipendente, potrebbe essere una mossa interessante solo se il numero di adesioni raggiungesse livelli importanti. Secondo alcune indiscrezioni, a settembre la collettiva dovrebbe essere spostata dal padiglione 7 all’1, precisamente nel corridoio centrale; una scelta strategica per rafforzare la presenza dei segnatempo in fiera, anche se in controtendenza rispetto alle decisioni prese in passato, se vogliamo valutare il nuovo padiglione (7) l’ingresso ufficiale della fiera. Il terzo segmento, invece, quello della gioielleria indipendente di qualità, la partita, a mio avviso, si gioca tutta sulla capacità da parte degli organizzatori di Ieg di coinvolgere quei top buyers, presenti abitualmente nei corridoi del salone Elvetico. Compito non facile, considerato che la maggior parte di questa utenza è indotta dalla “haute horologerie” e dalla gioielleria di lusso.

Questo scenario, ad oggi, risulta ancora più complesso valutato il nuovo appuntamento ginevrino, “GemGenève”, previsto a maggio in concomitanza con le principali aste.

Il nuovo evento rischia di essere un pericoloso outsider, visto che Italia Exibition Group non ha appuntamenti forti in quel periodo – da anni è stata abolita l’edizione di maggio -, e se riuscisse a catalizzare un numero consistente di aziende fuoriuscite da Baselworld potrebbe rappresentare una alternativa valida. Naturalmente noi tifiamo Italia.


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