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Baselworld, anche Swatch Group dice addio

Il CEO della società ha annunciato che dal 2019 i suoi 18 marchi non parteciperanno alla fiera elvetica. Ecco cosa è accaduto nell'ultimo anno alla storica manifestazione

 


 

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Lo Swatch Group non parteciperà più a Baselworld con i suoi 18 brand di orologi, a partire dal 2019. A dirlo è stato il numero uno della società, Nick Hayek, in un’intervista al settimanale svizzero NZZ am Sonntag. Diverse sono le motivazioni addotte dal Ceo, come i cambiamenti registrati nel settore e nella tipologia dei consumi, nonché il numero sempre crescente delle vendite tramite il canale dell’e-commerce, che bypassa il rapporto diretto produttori-rivenditori che tiene in piedi le rassegne.


 Nick Hayek
Nick Hayek

“Le fiere tradizionali dell’orologeria non hanno più senso al giorno d’oggi”

ha detto Hayek, che non ha risparmiato pesanti critiche alla direzione della manifestazione, soprattutto in merito all’aumento dei costi generato per ammortizzare la ristrutturazione fisica della struttura che la ospita.


Nell’ultimo anno Baselworld ha dovuto parare i colpi causati dall’abbandono di diversi marchi storici, fino alla decisione, annunciata lo scorso novembre, di una edizione ridimensionata nei numeri e nella durata: ad aprile scorso, infatti, la manifestazione ha aperto al pubblico di operatori per cinque giorni (anziché gli ordinari sette) e 650 espositori, cifra ben lontana da quelle collezionate nel corso degli anni precedenti quando le aziende partecipanti si aggiravano intorno alle 1500.


Swatch Group si posiziona nel primo semestre del 2018 ai vertici dell’industria orologiera svizzera, con Richemont e Rolex


L’addio di Swatch Group, dai risvolti piuttosto significativi dal momento che nel primo semestre 2018 ha realizzato un fatturato record di 4,26 miliardi di franchi ed un utile netto di 468 milioni di franchi, posizionandosi con Richemont e Rolex al vertice dell’industria orologiera svizzera, non è passata inosservata: prima di tutto in Borsa, dove il titolo di MCH – la società che organizza la storica fiera elvetica – oggi ha  visto in apertura i suoi titoli perdere fino al 18%, ma anche da parte della compagnia, che attraverso un’intervista al nuovo direttore della fiera, Michel Loris-Melikoff, fa sapere che metterà in campo tutte le strategie possibili per spingere il Gruppo Swatch a un ripensamento.


COSA È CAMBIATO



Il cambio alla direzione

Anche la presenza di Loris-Melikoff, in realtà, fa parte del “nuovo corso” di Baselworld: è di fine maggio infatti l’annuncio dell’addio dello storico direttore, Sylvie Ritter, in MCH da 26 anni e direttore generale della fiera da 15, una decisione giustificata con la volontà di inseguire nuove opportunità professionali.

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Michel Loris-Melikoff

Al suo posto è stato scelto l’avvocato, impegnato nel settore degli eventi da oltre 20 anni, che ha assunto l’incarico a partire da luglio. Con l’addio dello Swatch Group il nuovo managing director si ritrova oggi ad affrontare la sua prima “emergenza” e lo fa rispondendo alla società con l’invito a ripensarci. “Posso capire l’impazienza del gruppo – ha detto Loris-Melikoff, come riporta il sito ticinonews.ch -, ma la decisione delude, poiché non abbiamo avuto tempo sufficiente per elaborare in dettaglio la nostra nuova concezione”.



La lunga serie di addii

Lo Swatch Group non è il primo ad abbandonare la fiera elvetica. Le prime grandi defezioni sono iniziate circa un anno fa con gli addi di Hermès, Girard-Perregaux, Ulysse Nardin, Louis Erard, Eberhard & Co. e, ultimo in ordine di tempo, anche il gruppo Movado. Alcuni sono migrati verso altre manifestazioni – come il SIHH di Ginevra, che si svolge a inizio anno e mette insieme una selezione di brand di alta gamma -, altri invece hanno tagliato di netto le spese destinate alle fiere rivolgendosi direttamente a distributori e clienti con eventi dedicati, come deciso dal gruppo Movado. A poco sembrano essere servite le strategie di MCH, che per fronteggiare le difficoltà ha puntato su una serie di nuovi strumenti di comunicazione come, per esempio, un chat bot con gli aggiornamenti in tempo reale dalla fiera.



I concorrenti

Di certo, il crollo di Baselworld può essere letto sotto diverse lenti di ingrandimenti. Non possono infatti non aver avuto effetto l’organizzazione di altre manifestazioni di settore, alcune delle quali sorte di recente – è il caso di Gem Genève, che ha debuttato a maggio – e altre più consolidate come il SIHH di Ginevra ma anche l’EPHJ, che si svolge a giugno. Così come anche la crescente attenzione al segmento orologi da parte di rassegne storicamente rivolte al mercato della gioielleria, come VicenzaOro, che dopo aver dato sempre più spazio al settore, lancia dalla prossima edizione “The Watch room”, un’area dedicata. 



L’industria in ripresa

A fare da contraltare alla crisi di Baselworld – che è stata in parte riflesso della crisi dell’industria registrata a partire dal 2015 – c’è però una ripresa del settore. Gli ultimi dati diffusi dalla Federazione dell’industria orologiera svizzera soltanto pochi giorni fa mostrano un rilancio, nel primo semestre 2018, dell’exportche ha superato i 10,5 miliardi di franchi (9 miliardi di euro), in aumento del 10,5% rispetto allo stesso periodo del 2017. L’industria svizzera, che rappresenta oltre il 50% del fatturato mondiale dei segnatempo ed esporta circa il 90% della produzione, ha registrato buoni risultati in Asia – Hong Kong, Cina e Giappone, tutti a doppia cifra – ma anche in Europa e negli Stati Uniti.


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