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Baselworld 2010: reportage di Alberto Scarani

“.. Fra pochi minuti atterreremo, il tempo è buono e la temperatura al suolo è di 19 gradi..” Le previsioni meteo che avevano sentenziato pioggia per i tre giorni a venire sembravano smentite: non sarà così, l’indomani, come a seguire il solito copione ormai immutato negli anni, un cielo plumbeo e una pioggerellina fine appariranno puntualissimi ad incorniciare il paesaggio. Sabato mattina, non so veramente cosa aspettarmi da questa edizione, ho avuto notizie freschissime da un amico appena tornato dalla fiera di Hong Kong e, se da un lato mi conferma una certa vivacità riguardo all’affluenza di operatori, anche italiani, dall’altro mi segnala che numerosi espositori di rilievo quest’anno passeranno la mano. Basilea è ormai troppo cara, soprattutto in tempi di crisi mentre, di recente il mercato asiatico si rivela decisamente più interessante.

Parcheggio affollato e subito altre novità: pietre taglio a rosa, tsavoriti, spinelli, tormaline.

Ho appuntamento alle 9 con un collega all’esterno del padiglione 3, cuore dell’evento, per cui devo arrivare con buon anticipo al parcheggio dove mi aspetta la prima sorpresa rispetto allo scorso anno: a occhio stimo una metà abbondante di posti già occupati e devo fare una modesta fila per pagare il primo dazio alla kermesse (30 franchi svizzeri, 10 in più dell’anno scorso). Uno dei rari casi in cui la coda può metterti di buon umore, qualcosa sta cambiando. Mi immergo nel padiglione 3 seguendo una tattica collaudata: veloce giro complessivo e memorizzazione degli stand più interessanti. La tecnica del colpo d’occhio è particolarmente indicata per una valutazione globale dei nuovi trend e con un discreto allenamento è possibile cogliere da che parte tira il vento.

Al piano terra si concentrano non sorprendentemente gli espositori più blasonati dato che il costo degli spazi fieristici è inversamente proporzionale rispetto al progredire dei piani della Mostra. Qui si possono osservare gemme realmente uniche, probabilmente la maggior concentrazione al mondo in ambito fieristico. Sulle prime mi contento di trarre le prime conclusioni di carattere generale. Colpisce un deciso incremento di gemme tagliate a rosa e, se nell’edizione precedente si erano visti quasi esclusivamente zaffiri di vari colori e materiali meno pregiati, oggi praticamente ogni gemma sembra disponibile in questa riedizione di uno dei più antichi tagli della storia. Perle, tante perle di ogni tipo, qualità e soprattutto colore: rosa, golden, chocolate, grigie. Sarà uno dei leit motiv della fiera, anche riguardo alla gioielleria, per la prima volta nelle vetrine un numero consistente di rarissime perle conch rosa e Melo di straordinaria bellezza e dimensioni.

L’intero mercato perlifero sembra essersi galvanizzato al punto da aver riportato alla ribalta fieristica anche alcuni commercianti delle ormai introvabili perle naturali, relegate da anni in un mercato di nicchia ristretto a pochissimi amatori e collezionisti a causa dei prezzi stellari raggiunti. Tormaline Paraiba, brasiliane e africane si alternano ad eccezionali spinelli di tutti i colori disponibili, deciso incremento nell’ offerta di peridoto e alessandrite brasiliana. La Tsavorite sembra avere un gran successo anche e soprattutto nelle dimensioni più piccole e non è infrequente notare tra gli operatori che vendono il tradizionale meleé calibrato di zaffiro e rubino lotti di bellissime tsavoriti brilliant cut che, in alcuni casi vengono proposte come valido sostituto dello smeraldo per la realizzazione di pavé dall’eccezionale brillantezza ed omogeneità di colore.

Da segnalare in questa tipologia di grandezze la presenza sempre più frequente di lotti di zaffiri incolori. Mi aspettavo di vedere più granato Demantoide africano, il cui prepotente ingresso sul mercato mi era stato più volte segnalato ed invece ne intravedo poco, ma – notate bene – constato un discreto ridimensionamento dei prezzi del materiale russo, venduto in precedenza a prezzi inavvicinabili.

Diamanti a fette (slices), ancora rose e memorabili fancy color. Progettazione del gioiello al PC a prezzi abbordabili?

Sempre al piano terra la gran parte dei diamantari tocca vederli la domenica, una volta onorato il riposo ebraico dello Shabat. Tanti sorrisi eppure qualche grossa entità che aveva dato forfait lo scorso anno non ha ancora fatto ritorno. Qui di spazi vuoti non ce ne sono e le assenze (alcune rilevanti) vengono notate esclusivamente da chi conosce bene questo particolare tipo di mercato.
Anche da queste parti c’è spazio per qualche nuova tendenza e, se l’anno scorso avevo registrato con curiosità la presenza di fette (slices) di diamante, in molti casi incluse vendute sciolte o montate, quest’anno sembra che il fenomeno vada consolidandosi. Più venditori, principalmente indiani, espongono fette di diamante a volte appena lucidate in gran quantità e i prezzi sono decisamente saliti, segno che questa sembra essere qualcosa di più di una mera moda passeggera di nicchia.

Qualcuno, probabilmente influenzato dalla tendenza dei nuovi tagli a rosa colorati ha fatto di più: diverse vetrine esponevano diamanti rose cut in gran quantità e dimensione, montati e non. A riprova del fatto che i diamanti Fancy Color, sempre presenti in gran quantità, non sembrano soffrire della crisi (almeno non nelle tonalità più rare) posso testimoniare a titolo di esempio che qualcuno si è spinto a chiedere 200.000 dollari per carato per una pietra blu di 1.07 carati non particolarmente attraente dal punto di vista del colore e piuttosto bruttina (Piqué 1) da quello della purezza. Lasciati i diamanti passo a verificare le tendenze dei prezzi relative al colore.

Per farla breve sembra che per quanto riguarda rubini e zaffiri ci sia una relativa stagnazione a patto che non ci si avvicini al materiale superiore ai 2 carati ed esente da trattamenti migliorativi, lì c’è la giungla ed ogni venditore fa il suo prezzo. Registro la presenza sempre più marcata di materiale proveniente dalla Tanzania e dal Mozambico, tuttavia, quando si parla di gemme veramente belle i prezzi sono quasi sempre proibitivi, segno che se può esserci stato all’inizio un certo snobismo rispetto alle nuove miniere questo è stato velocemente accantonato in ragione della realpolitik che testimonia con preoccupazione la crescente scarsezza di grezzo di prima scelta.

A questo punto faccio un ulteriore tentativo per ottenere qualche informazione presso gli stand dei due laboratori svizzeri, punti di riferimento quando si parla di gemme particolarmente importanti, Gubelin ed SSEF. Devo ammettere di essere stato più volte sfortunato per averli trovati decisamente impegnati tutte le volte che sono capitato in quest’angolo seminascosto del primo piano, tuttavia bisogna ricordare che entrambi offrono un servizio di certificazione rapida per i clienti della fiera (24 ore) per cui, all’ennesimo tentativo decido di soprassedere e di richiedere direttamente dopo la fiera un parere al dottor Kzremnicki il quale si era graziosamente prestato a fornirci informazioni post fiera lo scorso anno e che, nel frattempo ha sostituito il Prof. Hanni alla guida del prestigioso SSEF. “Perle, perle e perle…” La sintesi del dottor Kzremnicki non lascia spazio a dubbi, nonostante la quantità di strepitose gemme di colore sottoposte per la certificazione presso il suo laboratorio sia in costante aumento, il numero veramente consistente di perle di eccezionale qualità sembra consolidare una tendenza già percepita nella passata edizione della fiera.
Devo dire che, per quanto riguarda le pietre, esaurita la visita del piano terra e del primo, il padiglione 3 ha poco altro da offrire. Ma per dovere di cronaca e mosso dalla curiosità di verificare l’affluenza mi spingo ai piani superiori, territorio da sempre riservato al packaging e agli articoli variamente collegati all’orologeria (cinturini, espositori etc.).

Rispetto al deserto assoluto della scorsa edizione anche qui riscontro un deciso cambio di tendenza: la gente c’è, entra, chiede, insomma almeno la metà degli operatori sembrano occupati in trattative, se profique o no non ci è dato sapere. Ho deciso di lasciare per ultima la visita al seminterrato ove si concentra la più vasta esposizione di utensili, macchine e simili tutt’ora disponibile in ambito fieristico mondiale e anche qui c’è affollamento, come da tradizione, più che negli altri piani. Devo dire che non rilevo novità eclatanti nei prodotti esposti se non la presenza di un maggior numero di software dedicati alla progettazione computerizzata, segno che la strada intrapresa dai primi sta consolidando una tendenza; speriamo che la concorrenza contribuisca all’abbassamento dei prezzi ancora proibitivi per realtà produttive di piccole dimensioni.

A passeggio in relax tra le griffes. Oro rosso e rosa, stile animalier, pietre multicolor. Ridotta presenza orientale.

Il padiglione 2 è considerato sicuramente il più fashion per la gioielleria. Qui si concentrano brand di indiscusso spessore e marchi minori che sembrano ispirarsi, nella loro ricerca del colpaccio da outsider, alle sempiterne sirene del “ vorrei-ma-non-posso”. La superficie media degli espositori è in genere superiore a quella del padiglione 3 e in molti casi gli stand sono veri e propri spazi privati con accesso filtrato da personale esterno: chi non è direttamente interessato a fare business si contenta di circumnavigarli osservando le vetrine perimetrali.

Questo accorgimento, assieme alla maggior ampiezza dei corridoi e alla quasi totale assenza di “butta dentro”, contribuisce a rendere la visita più agevole e rilassata e il giro panoramico di rito si traduce in una passeggiata di piacere. Vediamo un po’ se c’è nell’atmosfera qualcosa che si possa cogliere come notizia destreggiandosi tra quei marchi dalla fortissima identità (che è spesso ripetitiva) o dalla spettacolare “muscolarità” (creazioni opulente ma poco originali).
Qualcosa da segnalare c’è, l’utilizzo dell’oro rosa e delle diverse varianti di rosso sembra essere in crescita consolidata, rispuntano come funghi oggetti in stile animalier, anche in grandi dimensioni, caratterizzati dall’utilizzo di pietre multicolori anche inusuali come la labradorite e in certi casi da diamanti icy o milky (simpatici ed efficaci neologismi commerciali con cui ci si riferisce a materiale fortemente nebuloso ed opaco, in precedenza inutilizzato a causa della sua drammatica bruttezza, ma, tant’è, del diamante, come del maiale non si butta via nulla). Si rivedono i motivi floreali, i fiocchi e similari sempre in dimensioni rilevanti, molto spesso proposti con gemme rose cut ( qualcuno con maggior coraggio propone inusuali accostamenti diamanti-cuoio lavorato e invecchiato). Tra le varie stranezze fa bene al cuore notare la presenza di qualche operatore che tenta un rilancio dello stile art noveau anche tramite l’utilizzo degli smalti e sono smalti veri, pliqué a jour splendidamente realizzati, non le volgari plastiche policrome di recente memoria. Di nuovo si notano anche oggetti con stravaganti ed inusuali colorazioni blu, viola etc. ottenute probabilmente per deposizione galvanica.

Di domenica il movimento è meno frenetico di buon mattino ma siamo sempre su livelli di affluenza superiori alla passata edizione. Prima di rituffarmi nel cuore vero e proprio della fiera decido di affrontare il distaccato padiglione 6, Hall of Universe. Fatto quello non saranno necessari ulteriori grandi spostamenti ed è una decisione strategica visto che anche oggi piove. Dedicato quasi esclusivamente ai prodotti di provenienza orientale (gioielleria, orologeria ed accessori made in China e Hong Kong per l’80% circa, stand di venditori di gemme meno importanti per il resto) quest’area è quella che lo scorso anno sembrava aver sofferto maggiormente della crisi.

Spiace constatare che l’inversione di tendenza rilevata altrove qui non si è vista, anzi, quasi certamente il padiglione con il più alto tasso di diserzione è stato proprio questo. I motivi tuttavia possono essere ricercati anche nella vicinanza temporale con la fiera di Hong Kong causata dall’anticipo di una settimana rispetto al tradizionale calendario (a soli 10 giorni dall’altro evento) e dal fatto che probabilmente alcuni espositori avranno potuto beneficiare della maggior affluenza europea nella metropoli cinese disertando la manifestazione svizzera. Va da sé che, una volta entrato nel padiglione riesco a valutare numerosi spazi vuoti camuffati ad arte con pannelli divisori e il numero di espositori “da riempimento”, (orologeria ed oggettistica estremamente economici) é notevolmente aumentato a scapito di quello dei venditori di gioielleria e pietre, ad occhio stimo la loro diminuzione tra il 25 ed il 35%.

Tornato alla Messe Platz decido di passare ad un approccio diretto con gli operatori che ieri mi erano sembrati più interessanti per ottenere maggiori informazioni sulle tendenze e sui prezzi. Ma prima, approfittando della relativa calma domenicale decido di scambiare quattro chiacchiere con Roland Lorié, Presidente dell’International Gemological Institute di Anversa.Stiamo lavorando bene e probabilmente reagendo meglio di altri concorrenti alla crisi dello scorso anno…” devo dire che un pò me lo aspettavo, é recentissima l’apertura del nuovo laboratorio IGI di Surat, Il mercato asiatico sembra tirare e nella recente fiera di Hong Kong i diamanti hanno fatto un vero (in qualche modo quasi inaspettato) exploit.

Se sei un vero brand (qualunque sia il business originario) devi avere la tua linea orologi.

Dopo aver condannato per il secondo giorno consecutivo l’apparato digerente a sorbirsi i manicaretti del self service da girone dantesco ed aver sorbito l’espresso più orrendo e costoso della storia moderna mi immergo nel padiglione 1, Hall of dreams, laddove tutto anni fa è cominciato. L’afflusso è massimo, fatico a passare per i tornelli d’ingresso, ma il collo di bottiglia si allarga quasi subito schiudendo le porte al tradizionale vastissimo spazio su cui si affacciano i brand orologiari più conosciuti ed apprezzati al mondo. Si tratta di strutture nella struttura, stand multipiano di centinaia di metri quadri di superficie, una corsa a chi stupisce di più.

È subito chiaro che il grosso dell’utenza non professionale (ricordiamo che il Baselshow è una delle pochissime fiere del settore aperta al pubblico) si affolla qui alla spasmodica ricerca dei questo o quel catalogo, del gadget griffato. Tuttavia lo spettacolo è quasi sempre lo stesso ogni anno, le uniche differenze si notano relativamente a questo o quel brand che nel frattempo ha acquisito più quote di mercato ed è per questo disposto a pagare di più per ottenere una posizione maggiormente visibile e strategica. Ma qualcosa di nuovo (oltre ai tantissimi nuovi modelli, la concorrenza sembra veramente agguerritissima) a ben guardare la trovo anche qui, certo, per non fare pubblicità mi occorrerà il vostro aiuto: concentratevi per un attimo e pensate ad una Griffe di moda, fatto? Bene vi assicuro che all’interno dell’immenso hall of Dreams troverete lo stand con il nome che avete pensato, magari di un colore bianco latte accecante, con quattro vetrine nelle quali fanno bella mostra orologi (ovviamente prodotti in svizzera) di qualità direttamente proporzionale allo status del nome stampato sul quadrante.

Al giorno d’oggi sembra che la sovraesposizione del marchio abbia definitivamente colonizzato anche gran parte del settore dell’orologeria e probabilmente non esiste una casa di moda che non annoveri nella sua costellazione attività satelliti dedicate alla distribuzione di orologi personalizzati.
L’airbus sorvola l’Italia invisibile sotto uno spesso strato di nubi bianchissime, è un buon momento per le riflessioni. Sembra che ci sia una voglia diffusa di far ricominciare a girare la ruota, ma la sensazione è che per farla ripartire al ritmo giusto ci vorrà ancora qualche tempo.

Le cifre che ricevo a fiera ultimata hanno bisogno di una ripulita dai toni euforico-propagandistici del comunicato stampa ma confermano una discreta ripresa delle presenze, passate da 93.900 del 2009 a 100.700 (ma ancora ben al di sotto dei 106.800 del 2008) e un calo ulteriore degli espositori, passati da 1952 a 1915 (2087 nel 2008). Riguardo a quest’ultimo dato ritengo che, come per l’ultima edizione anche quest’anno il numero di espositori del settore orologeria abbia segnato un discreto aumento per cui la riduzione di quelli relativi alle altre tipologie di prodotti sia stata decisamente sensibile.


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