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Bangkok Gems&Jewelry Nuovo slancio dal Governo Thailandese

Chantira J Vivatrat: “In campo molte misure di supporto come incentivi fiscali e facilitazioni per il business”

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Chantira J Vivatrat, capo del DITP – Dipartimento per la Promozione dell’Export Internazionale del Ministero del Commercio Estero Thailandese.

Oltre 850 espositori hanno partecipato alla 61esima edizione della Bangkok Gems & Jewelry Fair – andata in scena a febbraio – la maggior parte dei quali provenienti dalla Thailandia. L’ultima edizione ha totalizzato circa 63 milioni di dollari di valore commerciale, con un aumento del 2,5% rispetto all’anno precedente. Una ripresa che apre nuovi scenari nel comparto fieristico internazionale e che posiziona Bangkok al centro dell’Asia come hub privilegiato degli scambi commerciali in campo orafo. E mentre il DITP – Department of International trade promotion – è già al lavoro per la prossima edizione – dal 7 all’11 settembre – si delineano nuovi scenari, anche in relazione ai già esistenti rapporti tra la Thailandia e l’Italia. A spiegarli nel dettaglio è Chantira J Vivatrat, capo del DITP – Dipartimento per la Promozione dell’Export Internazionale del Ministero del Commercio Estero Thailandese.


La fiera di Bangkok è da sempre punto di riferimento soprattutto per pietre preziose e prodotti molto specifici. Quali strategie propone il Dipartimento per incentivare la presenza dell’evento nello scenario internazionale?

La Bangkok Gems&Jewelry Fair è sempre stata un punto di riferimento nella promozione di un tipo particolare di prodotto che include sia le materie prime sia i servizi, come ad esempio la certificazione delle gemme. Il Dipartimento per la promozione dell’Export internazionale del Ministero del commercio estero thailandese ha così deciso di improntare la fiera su una suddivisione in zone. Tra quelle introdotte nell’ultima edizione figurano “The Niche Showcase”, che mette insieme 5 categorie di prodotto: tradizione artigianale, gioielli legati alla spiritualità, gioielleria per uomo, gioielli per occasioni speciali e oggetti lifestyle realizzati con metalli e pietre preziose. E ancora: l’area “The New Faces”, dedicata alle Pmi emergenti che non avevano mai esposto a Bangkok, che al suo esordio ha messo insieme 120 espositori. Infine, la mostra “The Jewellers” e l’area “Innovation and Design”.

Photo Release 4_The Moment1-minQuali sono i trend economici della gioielleria thailandese?

Nel 2017 l’export di gemme e gioielli (escluso l’oro grezzo) ha raggiunto i 7 miliardi di dollari americani, in crescita del 2,25% rispetto al 2016  ed è stata la prima volta che ha visto crescere l’industria negli ultimi tre anni con previsioni di crescita continua tra l’1 e il 3%: sempre nel 2017, la Thailandia si è posizionata 14esima nella classifica dei paesi esportatori di gemme e gioielli.

Come è cambiata la posizione del governo thailandese nei confronti della fiera?

Il Governo ha promosso in maniera costante l’industria delle gemme e dei gioielli. Molte misure di supporto sono state messe in campo, come incentivi fiscali e facilitazioni per il business. Come iniziative legate all’export, il Ministro del commercio, tramite il DITP, ha promosso la fiera focalizzando l’attenzione sullo sviluppo del prodotto introducendo aree diverse per attrarre nuovi espositori dalla Thailandia e da altri paesi, in particolare da Turchia, Israele, Usa e Italia.

Cos’altro c’è in programma per aumentare l’attrattività della rassegna?

Il DITP sta promuovendo la fiera attraverso 58 Thai Trade Centers in 43 paesi stranieri oltre a collaborare con i principali organizzatori fieristici del mondo, come per esempio HKTDC e UBM. Inoltre, il Dipartimento ha invitato personaggi di rilievo da tutto il mondo, garantendo loro ampia ospitalità, e fornendo Business Matching Zone dedicate all’interno della rassegna.

Photo Release 6_The Metro Men-minCome vengono programmati gli investimenti e verso cosa sono orientati?

In Thailandia l’agenzia responsabile per la promozione degli investimenti è il Board of Investment che offre incentivi per società locali o straniere che cercano di investire in industrie primarie per il paese. Tra questi figurano l’esenzione o la riduzione della tassa sull’import di macchinari e materie grezze, le deduzioni per i costi di logistica, acqua ed elettricità e gli incentivi per specializzarsi in Thailandia. Nel settore privato, abbiamo Gemopolis, che è un’agenzia che promuove specificamente gli investimenti nell’industria, offrendo una Free Zone in Bangkok nelle vicinanze dell’aeroporto dove concludere affari godendo di una serie di facilitazioni.

Quali sono le tipicità di prodotto su cui la Thailandia può contare?

La Thailandia è un esportatore primario di gioielleria in argento e pietre colorate, ma il DITP sta spingendo molto sui prodotti artigianali, sul design e sulle innovazioni che riescano a esprimere l’eredità orafa del paese.

Quanto è importante il mercato italiano per i produttori Thailandesi?

L’Italia è uno dei principali produttori mondiali e un importante mercato di sbocco per le gemme e i gioielli thailandesi, in quanto sesto mercato nell’Unione Europea e 14esimo nel mondo. I prodotti thailandesi più popolari in Italia sono, in ordine di consistenza, la gioielleria in oro, le gemme (di cui un 80% rappresentato dalle pietre colorate), i metalli preziosi e, in coda, la gioielleria in argento e i diamanti che però, nel 2017, hanno riguadagnato terreno tra i consumatori italiani con vendite aumentate rispettivamente del 10 e del 57%. Nello stesso anno, l’export thailandese in Italia ha vissuto un forte aumento comparato a quello degli altri paesi europei, con un tasso di crescita del 12%.

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I prodotti italiani sono potenzialmente “vendibili” in Thailandia?

Gemme e gioielli provenienti dall’Italia sono ampiamente accettati tra i consumatori thailandesi, che riconoscono a questi prodotti un’alta qualità e design moderni. Nel 2017 la Thailandia ha importato gemme e gioielli dall’Italia per oltre 58 milioni di dollari americani, un incremento del 32% rispetto all’anno precedente. La straordinaria crescita è dovuta soprattutto all’esenzione dei dazi sull’import di gioielli voluta dal governo thailandese. I prodotti chiave sono gioielli in oro e in argento. Allo stesso tempo, hanno buone potenzialità nel nostro mercato anche i macchinari e le strumentazioni, particolarmente richiesti dalle imprese locali.

1520314162_Photo Release 2-minwww.bkkgems.com


Thai-Italian Chamber of Commerce Creato un comitato orafo per incentivare il commercio bilaterale

SIMONE CALLAI, CHAIRMAN DEL JEWELRY COMMITTEE DELLA THAI – ITALIAN CHAMBER OF COMMERCE: “IL MERCATO ITALIANO E QUELLO THAILANDESE SONO IMPORTANTI L’UNO PER L’ALTRO”

1520314137_Photo Release 3-minLa Thailandia si configura sempre più come partner commerciale importante per le aziende orafe italiane e di recente si è unito un nuovo fattore comune tra i due paesi, e cioè la decentralizzazione dei poli manifatturieri che ha modificato la geografia del comparto. Ne è convinto Simone Callai, proprietario della Global Findings e Chairman del Jewelry Committee della Thai – Italian Chamber of Commerce, certo anche che, muovendosi in modo complementare, i due mercati possano cogliere numerose opportunità: la Thailandia ha infatti costi di gestione proporzionati, una manodopera altamente qualificata ed una selezione di pietre molto ampia mentre l’Italia conta su altissima tecnologia, design, carattere e brand oramai presenti in quasi tutto il mondo. A questo va aggiunto che, dal 28 gennaio 2017, la Thailandia ha abbassato i dazi di importazione allo 0% che fa da ulteriore moltiplicatore delle possibilità commerciali. La Thai – Italian Chamber of Commerce ha così commissionato a Simone Callai l’incarico di creare un comitato orafo per incentivare il commercio bilaterale: una volta testato l’interesse degli operatori del settore già presenti nel database della Camera, l’attività ha attirato l’attenzione del Department of International Trade Promotion che, in qualità di organizzatore della fiera di Bangkok, durante la scorsa edizione ha offerto al Jewelry Committee un doppio stand. Tra le realtà istituzionali che hanno visitato lo spazio figurano Federorafi, l’Ambasciata Italiana e l’Agenzia ICE, oltre che molti operatori orafi Italiani e thailandesi. A fine marzo, un secondo meeting di confronto ha offerto molti spunti su come rivitalizzare la fiera del gioiello di Bangkok e su come creare sinergia tra questi due paesi. L’intenzione del Jewelry Committee della Thai – Italian Chamber of Commerce è oggi mettere assieme queste esperienze e preparare un piano d’azione programmato che sarà presentato al prossimo meeting, in vista di una formalizzazione del comitato con la creazione di uno statuto, un’agenda e dei membri. In attesa di questi sviluppi, Simone Callai ci ha raccontato i rapporti già esistenti tra le aziende orafe italiane e thailandesi.

Simone Callai
Simone Callai

Quanto è importante il mercato italiano per le aziende thailandesi produttrici di gioielli?

Il mercato Italiano e quello Thailandese sono importanti l’uno per l’altro, anzi a mio avviso si compensano addirittura. L’Italia si avvale di manodopera e pietre provenienti dalla Thailandia ed offre in cambio una piattaforma di mercato, esperienza, design e tecnologia.

Esiste una potenzialità di vendita del gioiello italiano in Thailandia?

La Thailandia è una mecca per lo shopping, milioni di Thailandesi e turisti da tutto il mondo si affidano ai vari department stores per comprare oggetti di lusso malgrado gli alti dazi… da gennaio 2017 il Royal Thai Customs ha invece abbassato i dazi di importazione per l’oreficeria per cui la Thailandia può offrire un’efficientissima e larga piattaforma per le ditte di gioielli Italiane.

Quante aziende italiane sono presenti in Thailandia con un proprio segmento produttivo? Negli anni scorsi alcune aziende italiane hanno delocalizzato parte della loro produzione in Thailandia. Questo fenomeno esiste ancora?

Non è facile dire quante aziende italiane operano in Thailandia, ma a mio parere non molte. Lo stesso vale per quello che riguarda le aziende che hanno delocalizzato nel paese parte della loro produzione.

Quante sono le aziende thailandesi che forniscono supporto (parti della lavorazione, forniture etc) alle aziende italiane?

Anche questo non è facile da stabilire, dato che si tratta di informazioni molto confidenziali, ma a mio parere sono molte, dato che l’artigiano orafo italiano ha design, carattere e innovazione tecnologica mentre l’orafo Thailandese ha ottima manodopera, una grossa selezione di pietre e bassi costi di gestione per non parlare di tariffe fiscali appropriate. Per questo la Thailandia si offre come produzione OEM (original equipment manufacturer) un po’ a tutto il mondo.

Esistono tra le vostre prerogative attività di matching tra aziende dei due paesi non solo per la vendita ma anche per la produzione?

La TICC sta appunto lavorando ad un’iniziativa (la creazione del G&J Committee) per incrementare il commercio e i legami bilaterali: nell’agenda si parla già di portare scuole di moda e design Italiane in Thailandia, di creare eventi di tipo ‘match-making’, ospitare reciproche delegazioni ed anche un padiglione Italiano presso la fiera di Bangkok.

Sono previste nel breve termine attività di promozione?

Se la Thailandia ha un grosso potenziale riconosciuto nel mondo manca però di aggressività, basti dire in fatti che a più di un anno dall’abbassamento dei dazi, la maggior parte delle persone ancora non ne è informata o è ancora confusa sulla questione. Parte del programma del G&J Committee è proprio quello di monitorare e supportare il DITP (l’equivalente dell’ICE Italiano) nelle sue operazioni di marketing.

 


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