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Bagliori su tutto ma non sui gioielli

Correndo da una sfilata all’altra (benedette navette messe a disposizione di giornalisti sull’orlo di una crisi di nervi) si fanno le riflessioni sulla donna che verrà (il prossimo AI 2012). Al di là di tante parole sono le immagini che contano e meglio raccontano i trend. L’unica consapevolezza che ho tratto, almeno finora, è che alla luce metal non si rinuncia ma se pensate ad orecchini, collane e anelli siete fuori strada. (foto Camera Nazionale della Moda)

Jo No Fui

Jo no Fui nella nuova Sala Duomo, propone un esercito di donne in toni neutri che lasciano una scia luminosa al loro passaggio: pettorine, collari, cinture, ma anche polsini sono di rigore… abbagliante.

Frankie Morello

Frankie Morello nella nuova Sala Duomo mette in campo la rivincita dello stile della nonna. Chi se lo immaginava che il dettaglio (dettaglio?) prezioso di un trench/cappotto di pelle rock e strong sarebbero state delle rassicuranti simil-mollette per capelli tanto usate dalle nonnine a contenere chignon straripanti? Segnare nel blocnotes dello stile.

Massimo Rebecchi

Massimo Rebecchi a Palazzo Clerici immagina una donna che è una femme fatale, avete presente il look di Sharon Stone in Basic Instinct? La maglia indossata a pelle con scollo largo, gonna a tubo.. per di più lavorata con motivi preziosi potrebbe stendere chiunque, anche quelli che si considerano più forti d’animo di Michael Douglas…

Rocco Barocco
Roccobarocco

Roccobarocco nella prima sfilata nella nuova Sala Duomo. A parte l’omaggio italiano che richiama una vaga femminilità romantica (in fondo il 1861 il mondo era in pieno Romanticismo), tutto il resto è futur-punk abitato da donne poco inclini al sorriso anche trucco-e-parrucco- parlando, dove l’unica concessione al bijoux sono dei colli “ingentiliti” da spille, pietre, ciondoli ecc. Va bene, d’altronde così “armate” chi oserebbe contraddirle?

Gabriele Colangelo

E’ un gioco vedo-non-vedo quello di Gabriele Colangelo a Palazzo Clerici. … ma quello che vedo ad impreziosire un “duepezzi” forse un po’ troppo classico mi piace, eccome!


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