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Assorologi e le vendite di orologi in italia: si ai punti vendita tradizionali con internet in rapida ascesa

1,41 miliardi di euro in valore per un totale di circa 7 milioni di pezzi e, soprattutto, un trend positivo rispetto al 2014. Questi i numeri del mercato italiano degli orologi secondo la ricerca presentata da Assorologi a Milano, realizzata da Gfk Retail & Technology sulla base del suo campione Consumer Panel rappresentativo delle famiglie italiane.

L’andamento, dato di maggiore interesse per gli operatori, sembra dare segnali di leggera ripresa evidenziando un aumento, di circa il 12 % a valore, anche se con una diminuzione dei pezzi venduti (-2,9%). Il prezzo medio è in aumento: si passa dai 183 ai 209 euro, segno che gli italiani comprano un po’ meno pezzi, ma più costosi.

Per quanto riguarda i canali privilegiati, gioiellerie e orologerie tradizionali sono ancora tra i preferiti dai clienti, confermando il 58% di vendite in termini quantitativi, dato già rilevato nel 2014.

assorologi ricerca mercato 1

Internet – in tutte le sue forme – si conferma in crescita. E’ un canale che movimenta il 16,3% del mercato in volume e l’11% a valore (era l’8,8% nel 2014). Dati, questi, che invitano a non considerare più il web come un canale in qualche modo ‘alternativo’ o un nemico da combattere, ma come una realtà di cui prendere atto e, possibilmente, integrare nelle proprie politiche di marketing e vendita.

Perché si va su internet? Qui i numeri sembrano confermare le tendenze emerse dalle ricerche e dei sondaggi effettuati da Federpreziosi Confcommercio nel corso del 2015.

Assorologi ricerca di mercato sul canale acquisto orologi

La rete è preferita quando si tratta di risparmiare tempo (se si ha già in mente un preciso modello da acquistare e non si trova presso il punto vendita più vicino, perché non farselo recapitare a casa?) e quando si tratta di una buona occasione in termini di costo. L’obiettivo non è necessariamente spendere meno – quindi è ormai superata l’idea di internet come via preferita per gli acquisti cheap – ma, piuttosto, concludere un buon affare.

Anche il fenomeno smartwatch, ormai sotto osservazione da oltre un paio d’anni, si presenta come un ambito ad alto potenziale i cui sviluppi in termini di posizionamento e distribuzione hanno per il momento contorni piuttosto sfumati ma, senza dubbio da non sottovalutare e da leggere in un più ampio quadro di mutamento generale delle tendenze di consumo.

Le persone – come suggeriscono i risultati di una ricerca ABI pubblicata su Preziosa negli scorsi giorni – non hanno ancora chiaro in mente di che tipo di prodotto si tratti, tant’è che spesso tendono ad assimilarlo ad uno smartphone, senza considerare i cosiddetti health tracker, braccialetti od orologi che monitorano i parametri vitali, molto utilizzati dagli sportivi.

smartwatch smartphone

A confermare la rapida e sorprendente crescita di ‘orologi intelligenti’ sono le vendite di orologi in negozi di articoli sportivi, trainate proprio da questo tipo di prodotti dedicati alla salute e al controllo dell’attività fisica. Questo canale rappresenta il 4,2% a quantità e il 13,2% a valore.

In generale tecnologia, mondo del fashion e attenzione per la forma fisica sembrano trovare un punto di incontro e convergere verso quei dispositivi tecnologici connettibili al web e ai propri smartphone genericamente definiti ‘Wearable’ (indossabili) e destinati a crescere notevolmente nel prossimo futuro. Basti pensare che la cifra spesa dagli italiani nel 2015 per questo tipo di prodotti è stata di circa 40 mln di euro in crescita del 160% rispetto al 2014.

In salita anche gli acquisti effettuati all’estero (dall’1,2% del 2014 al 2,5% del 2015) e le televendite (dal 2,1% del 2014 al 6,3% del 2015).

Resistono le principali occasioni d’acquisto con alcuni spunti interessanti: per gli anniversari importanti si è disposti a spendere fino a quattro volte in più rispetto alle ‘normali occasioni’, bene anche la Festa del Papà, ricorrenza che, per il 2016, si avvicina a breve.

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Per quanto riguarda la fascia di prezzo, trovano maggior mercato i modelli di prezzo compreso tra i 100 e 175 Euro e quelli oltre i 250 Euro. Quest’ultimo segmento è passato dal 40,2% al 57% delle vendite sul totale nel giro di cinque anni.

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Gli italiani scelgono un orologio privilegiando ‘il design’ (42%), mentre la variabile prezzo è una componente importante e stazionaria (30%). Anche la familiarità con la marca (brand awareness) è stabile al 37%.

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“L’ultimo momento” è decisivo per le vendite. Non nel senso che i clienti scelgono d’impulso che tipo di orologio acquistare, ma che la decisione di acquistare si prende effettivamente a ridosso della data che ci si era prefissati come ‘scadenza’.

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Il 20, 2% di chi cambia idea all’ultimo minuto proprio sul prodotto, invece, lo fa perché influenzato dalle vetrine (+ 25,6% rispetto al 2014) o perché a trovato modelli dal prezzo più conveniente (stabile al 20,9%). In salita di circa il 5-6% la percentuale di chi si è lasciato guidare dal commesso, a indicare come l’esperienza in negozio sia ancora molto rilevante.

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Cambiano, infine, le abitudini di utilizzo: sempre più l’orologio si sceglie in base all’occasione o allo stile, viene quindi interpretato come un accessorio.

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Per il 2016 le intenzioni d’acquisto sono in linea con quelle dell’anno precedente e, se confermate, circa l’8-9% comprerà almeno un orologio.

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C’è però un tema, ha sottolineato il presidente di Assorologi Mario Peserico, che si rivela preoccupante ed è la contraffazione. In particolare tra i giovani, chi compra oggetti falsi non percepisce la gravità del proprio gesto: un problema che di certo non si riuscirà a contrastare nel breve periodo, ma su cui è necessario intervenire in modo più incisivo, specie, appunto, tra le nuove generazioni.


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