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Associazione calabrese orafi, dialogo serrato con le questure

Confronto tra i soci sulle iniziative in cantiere: obiettivo primario la sicurezza e la prevenzione di crimini, dalle rapine alla ricettazione

Polizia

È sicuramente una delle priorità del settore orafo, in Calabria come nel resto d’Italia: la sicurezza nel commercio di preziosi è stata al centro dell’ultimo incontro assembleare dell’Associazione Regionale Calabrese Orafi. Un confronto tra soci sulle iniziative in cantiere, tra cui numerosi momenti di aggiornamento professionale nelle cinque province, ma non solo: gli associati hanno evidenziato all’unanimità la necessità di un confronto con le autorità di Pubblica Sicurezza della Regione con l’obiettivo di creare un collegamento costante in tema di sicurezza, nonché su quello degli adempimenti previsti dal Testo unico delle Leggi di Pubblica Sicurezza.

Malgrado la diminuzione, nell’ultimo biennio, degli eventi criminosi, tra i gioiellieri calabresi restano ancora alcune perplessità relative al corretto utilizzo del Registro di Pubblica Sicurezza, soprattutto con riferimento alla compilazione per la presa in carico di oggetti preziosi usati, nonché alle modalità di gestione dei beni lasciati in riparazione e alla possibilità di trascrivere queste operazioni in registri separati. Problematiche che negli ultimi mesi sono all’attenzione dei vari uffici delle Questure calabresi anche al fine di scongiurare fenomeni di ricettazione di beni preziosi di provenienza illecita. In particolare, per ciò che riguarda la presa in carico di oggetti preziosi usati, sono state evidenziate le difficoltà connesse alla richiesta di realizzare una documentazione fotografica degli oggetti, concordando sull’evidente necessità di standardizzare tale procedura onde evitare non solo confusione ma una archiviazione non corretta.

All’appello lanciato dal presidente Mario Bartucca ai vertici delle cinque Questure è arrivata una rapida risposta dei Questori di Cosenza, Crotone e Catanzaro, che è stata immediatamente seguita da incontri cui hanno partecipato il presidente dell’Associazione  e il direttore di Federpreziosi Confcommercio Steven Tranquilli per aprire la strada a un rapporto collaborativo.

A Cosenza rassicurazioni sono arrivate dal questore Luigi Liguori, coadiuvato dal capo di gabinetto, Paola Fabris, e dal dirigente della Polizia Amministrativa, Alfredo Cantaffa, il quale ha sottolineato la massima attenzione dei suoi uffici anche per quanto riguarda la segnalazione di attività sospette attraverso il centralino del 113: l’azione preventiva – ha ribadito nel corso dell’incontro – è fondamentale e contribuisce a dare al cittadino un senso di sicurezza e nessuna segnalazione viene trascurata.

Stesso spirito collaborativo è stato registrato con il questore di Crotone, Luigi Botta, che ha ricevuto la delegazione con il supporto del responsabile della Polizia Amministrativa, Antonio Ferrante. Botta, peraltro, è autore di un compendio in materia di prevenzione che costituirà la base di un approfondimento in materia da distribuire agli operatori. Anche il questore di Catanzaro, Giuseppe Racca, ha espresso disponibilità e annunciato un incontro per la seconda metà dell’anno per confrontarsi con le categorie più a rischio, su temi che vanno dalla videosorveglianza al comportamento da adottare in negozio per prevenire sinistri.

Mario-Bartucca“Considero questi incontri per la nostra categoria e in particolare quelli avuti nei giorni scorsi con i titolari delle Questure di Cosenza, Crotone e Catanzaro un passo importante verso una collaborazione ancora più stretta con gli operatori di settore – ha commentato Bartucca (in foto a sinistra) -. Da sempre richiediamo la possibilità di esercitare con la massima tranquillità e nel rispetto delle normative vigenti in materia di pubblica sicurezza, normative che, in particolare se pensiamo a quelle sulla tenuta dei registri, sono farraginose e si prestano a controverse interpretazioni, soprattutto se valutiamo le necessità quotidiane di esercizi commerciali nella stragrande maggioranza a conduzione familiare, che necessitano di snellire il più possibile operazioni di routine. Attività commerciali come la nostra richiedono professionalità, competenze, etica e, non da ultimo l’adozione di soluzioni tecniche e procedure di controllo che di per sé costituiscono un concreto contributo alla sicurezza pubblica e un deterrente per azioni criminose: basti solo ricordare i sistemi di videosorveglianza anche esterna e le procedure di controllo e di segnalazione delle transazioni”. 


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