di


Armando ed Annamaria. Il sorriso tranquillo del gioiello classico.

Lasciatemelo dire. Quello che si prova passeggiando per le strade degli Orefici a  Napoli è un sentimento di rimpianto e di nostalgia per i tempi ormai andati. I traffici brulicavano, gli incontri, le collaborazioni e (perché no?) gli scontri delle centinaia di piccole imprese proponevano mille pagine di un disordinato catalogo, mai scritto ma leggibile, dei più svariati prodotti orafi. Quel catalogo era un’antologia vivente curata da un grande editore, il mercato. Dobbiamo accettare la realtà: tutto passa e tutto si trasforma. Ma niente sparisce senza lasciare traccia. Il mondo di piazza Orefici (divenuto Borgo da qualche lustro anche se, a dirla tutta, i borghi erano raggruppati fuori porta mentre gli artigiani del gioiello a Napoli sono cittadini per definizione) nella sua molteplicità di professioni e specializzazioni possiede ancora una vocazione multidisciplinare che permette di spaziare dai gioielli di ispirazione classica con pietre “povere”, a produzioni di altissima rifinitura artigiana talvolta con gemme costose o comunque intriganti. Questa caratteristica perdura nell’apparente sonnolenza partenopea.

Armando ed Annamaria De Falco per me hanno il merito particolare di aver messo a frutto le migliori, e spesso nascoste, energie e risorse disponibili a Piazza Orefici. Nei loro pezzi si intravedono mani esperte, lontane anni luce dall’appiattimento delle produzioni in serie. In alcuni delle loro creazioni io vi leggo il sorriso tranquillo della grande eredità orafa cittadina, un desiderio di equilibrio, un esercizio di capacità discreto e non urlato, una serenità e una semplicità che mi ricordano la modestia dei tanti andati maestri di quelle stradine di Napoli. Gli orecchini con le due giade (assolutamente naturali e non quei terribili surrogati riempiti di coloranti) sono realizzati con un rispetto silenzioso all’eccellenza delle gemme  traforate. Non vi si trova nulla più del necessario. Il potere evocatorio del materiale traspare con simile intensità nelle rondelle di tanzanite, una gemma poco più che quarantenne che veste come vera star un bracciale senza tempo. La classicità in effetti non e’ un richiamo all’immobilità ma un concetto dinamico che evolve con le culture e si nutre incessantemente degli stimoli esterni.
Niente è più ripugnante ed effimero, per chi si colloca nella prospettiva della continuità artistica di una scuola orafa, delle mode e delle tendenze passeggere.
L’anello con acquamarina cabochon è stato realizzato ieri l’altro o sarà fatto domani?

 


Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *