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“Argentato”, un decreto chiarisce la definizione

Si è concluso l’iter di modifica di parte della legge “Titoli e marchi”: provvedimento in vigore dal 24 gennaio. Soddisfatte Federorafi e Associazione Argentieri

Oro e argento Entrerà in vigore il 24 gennaio il decreto del Presidente della Repubblica che finalmente chiude l’iter di modifica della legge “Titoli e marchi” per quanto riguarda la definizione di “Argentato”, ponendo un limite quantitativo e individuando i metodi di analisi. Il provvedimento, pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale del 9 gennaio, così stabilisce: “Sugli oggetti costituiti di metalli comuni recanti rivestimenti di oro, di argento, di platino o di palladio può essere impresso il termine, rispettivamente, “dorato”, “argentato”, “platinato” o “palladiato” a condizione che la massa del metallo prezioso fino sia non inferiore ad 0,01g su ciascun cm² di superficie dell’oggetto stesso e che tale massa di metallo prezioso sia rilevata con i metodi di analisi di cui all’articolo 11 mediante prelievo di un campione avente spessore minimo di 1 mm ovvero pari allo spessore dell’oggetto, se inferiore“. Era stata l’Associazione Argentieri, nel 2011, ad attivare, insieme a Confindustria Federorafi, il Ministero dello Sviluppo Economico per evitare una informazione scorretta nella descrizione di oggetti costituiti da metalli comuni e rivestiti di metallo prezioso. Alla discussione in merito hanno partecipato anche altre associazioni di categoria, tra qui Federpreziosi Confcommercio. “Ponendo un limite quantitativo ed identificando chiaramente i metodi di analisi viene data finalmente una corretta informazione al consumatore sulla tipologia di prodotto che acquista, evitando che possano essere venduti come “dorati”, “argentati”, prodotti ove la presenza di metallo prezioso è infinitesimale” : questo il commento a caldo del presidente dell’Associazione Argentieri Romano Sagni. “Dal 2010 un ristrettissimo numero di aziende aveva immesso sul mercato prodotti realizzati con una tecnica, cosiddetta del PVD (Physical Vapour Deposition), commercializzandoli appunto come “placcati”, “argentati” , nonostante il contenuto di metallo prezioso fosse impercettibile – prosegue Sagni -. Le nostre denunce sul “raggiro” nei confronti dell’ignaro consumatore, non avevano prodotto i risultati sperati in quanto il classico “baco” nella legge di settore, che risale al 1968, non permetteva ai giudici di dare un’interpretazione univoca. Purtroppo ci sono voluti ben 4 anni per concludere l’iter di modifica da quando ci siamo attivati. Un’attesa estenuante ed incomprensibile in virtù del rilevante danno anche nei confronti di quelle aziende, la stragrande maggioranza, che hanno invece continuato a produrre oggetti rivestiti secondo le tecniche più tutelanti nei confronti del consumatore finale. Il ritardo ha causato la chiusura di numerose imprese e la perdita di centinaia di posti di lavoro”. Soddisfazione è stata espressa anche da Federorafi, per voce della presidente Licia Mattioli, che ringrazia in particolare il Vice Ministro dello sviluppo economico Claudio De Vincenti e si augura che la “storia infinita” della trafila burocratica del provvedimento sul cosiddetto PVD non si ripeta per gli altri due dossier di vitale importanza per la competitività sui mercati internazionali delle imprese orafe, argentiere, gioielliere italiane e sempre in gestione presso il ministero di via Veneto: quello sull’introduzione della tecnica di marcatura al laser e quello del cosiddetto “principio di equivalenza”. Quanto alla tempistica, dalla data del 24 gennaio decorre il termine di 120 giorni per l’applicazione delle nuove disposizioni e, per gli oggetti recanti rivestimenti in metallo prezioso realizzati in conformità alle norme precedentemente in vigore, è prevista la commercializzazione  per ulteriori 12 mesi (aprile 2016).


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