di


Arezzo Fiere, il presidente Boldi: “Non mi dimetto”. E attacca gli industriali

La replica del presidente del Cda a Confindustria Toscana Sud che aveva chiesto più tempo per aderire alla proposta di IEG di acquistare le rassegne di Arezzo. L’Assemblea dei soci slitta al 30 gennaio

Continua la querelle che da molte settimane travolge Arezzo Fiere e Congressi, la società che organizza da anni le fiere aretine tra cui le rassegne Oroarezzo e Golditaly, protagonista di una spaccatura tra Cda e soci – Regione Toscana (circa 40%), Camera di Commercio  (circa 20%), Comune  (circa 11%), Provincia  (circa 12%), banche e associazioni (circa 17%) -: prima le dimissioni di tre consiglieri su cinque, poi gli attacchi frontali tra il presidente del Cda Andrea Boldi e il sindaco della città Alessandro Ghinelli. Il 25 gennaio si sarebbe dovuta svolgere l’Assemblea dei soci, posticipata al 30 su richiesta di Regione, Comune, Provincia e Camera di Commercio, proprio per tentare di lenire la contrapposizione. All’ordine del giorno, anche la revoca di Boldi e la nomina di un nuovo Cda.

Principale oggetto del contendere, la proposta irrevocabile di Italian Exhibition Group – con scadenza 31 gennaio 2019 – relativa alla cessione delle rassegne orafe al prezzo di 5,2 milioni di euro. Un’ipotesi già prevista dall’accordo siglato nel 2017, che un mese fa ha subito l’accelerazione che ha provocato il terremoto interno ad Arezzo Fiere. La scorsa settimana anche Confindustria Toscana Sud è intervenuta sulla questione con una nota ufficiale auspicando, in sintesi, sì all’accordo con IEG, ma in tempi più ragionevoli e purché si abbia garanzia nel lungo termine che le rassegne orafe restino ad Arezzo.

Arezzo Fiere_Giordini-min-min
Giordana Giordini

La presidente di sezione Giordana Giordini ha infatti riportato di aver incontrato sia il presidente Boldi sia i vertici di Comune e Provincia. “Abbiamo preso atto – ha detto la presidente – che i principali soci pubblici ritengono necessario designare un nuovo Consiglio di Amministrazione di Arezzo Fiere e Congressi (viste le dimissioni di 3 Consiglieri) prima di discutere la proposta di acquisto pervenuta da IEG. Nel merito, tale proposta, a nostro parere, non può essere valutata nel limitato lasso di tempo indicato da IEG (l’offerta scade il 31 gennaio) vista la complessità giuridica dell’operazione e, soprattutto, l’importanza della stessa per il futuro del settore e della città. È comunque emersa la consapevolezza da parte delle aziende dell’opportunità di continuare il dialogo con IEG vista la necessità di avere un’unica regia a livello nazionale nella gestione delle fiere del settore orafo”.

Arezzo Fiere_Ivana_Ciabatti-min
Ivana Ciabatti

Alla riunione di Confindustria Toscana Sud ha partecipato anche la presidente di Federorafi Ivana Ciabatti, che ha sottolineato l’importanza della regia unica per le rassegne orafe “al fine di evitare decisioni non ponderate – si legge nella nota – che riportino il settore indietro negli anni quando anche in Italia proliferavano fiere senza alcun coordinamento a discapito delle imprese orafe e degli ulteriori investimenti pubblici di Ice Agenzia e Mise sulle manifestazioni e sul settore che, con l’accorpamento organizzativo, sono invece aumentati in maniera significativa”.

“Ovviamente nelle trattative con IEG si dovrà tenere conto, oltre che della congruità economico / finanziaria dell’offerta – ha concluso Giordana Giordini -, anche della necessità di ottenere garanzie assolute dal compratore circa la permanenza a lungo termine della fiera orafa ad Arezzo e di un impegno forte da parte dell’acquirente a rendere le fiere aretine sempre più attrattive per i buyers, per questo motivo auspichiamo che, nelle trattative con IEG, insieme alla compagine pubblica, venga coinvolto anche un delegato delle imprese orafe per rappresentare le esigenze del settore”.

A poche ore dalla posizione espressa da Confindustria Toscana Sud la replica di Boldi, che ha convocato una conferenza stampa per annunciare parere contrario alle proprie dimissioni e attaccare il fronte favorevole alle sue dimissioni. “Per quello che riguarda l’atteggiamento degli industriali – ha dichiarato durante la conferenza stampa Boldi, come riporta Arezzo notizie – hanno organizzato prima dell’ultimo confronto con il settore orafo un vertice riservato al quale hanno preso parte alcuni operatori e Giordana Giordini. In questo contesto sono state gettate le basi che hanno poi condizionato l’esito della riunione successiva. Sono deluso che abbiano scelto di sacrificare gli interessi di 1.300 aziende per porgere il fianco alle necessità della politica”.

In una nota diffusa nel pomeriggio, Andrea Boldi ha poi aggiunto: “Avevo chiesto unità degli attori, e per breve tempo l’ho ottenuta – scrive – per fare quadrato intorno al futuro del centro affari, entrando nel merito dell’analisi di un accordo già approvato nel 2017, che porta il primo organizzatore di fiere in Italia a scegliere il mercato geografico di Arezzo in maniera definitiva come piattaforma di sviluppo e crescita con un investimento in termini non solo economici ma di competenze e rapporti internazionali tali da costruire una prospettiva di crescita per il settore orafo che da solo vale l’80% dell’economia di Arezzo”.

Boldi non le manda a dire e sottolinea: “Chi ha voluto questa accelerazione nel rompere lo spirito di unità è stato purtroppo un ristrettissimo gruppo di aziende orafe, che, ancor oggi, alle soglie del 2020, ha la pretesa di determinare e governare l’intero settore senza in alcun modo condividere e ricercare la unione con le altre 1200 aziende della città“. Alla riunione di Confindustria Toscana Sud, la presidente aveva invitato sia Boldi sia il sindaco, ma, stando a quanto riportato da Boldi, non per un confronto. “Con mio sommo stupore la presidente Giordini ha dichiarato l’impossibilità che ci fosse il confronto in contemporanea fra me ed il sindaco, anzi ha manifestato la propria contrarietà obbligando la riunione a due momenti separati in cui le opinioni sono rimaste opposte, antitetiche ed inconciliabili”.

Questo il motivo che ha spinto il presidente di Arezzo Fiere a interrompere il proprio silenzio. “Credo che sarebbe a questo punto davvero necessario in rispetto di tutti i 1200 imprenditori orafi, dei 10.000 addetti ma anche e più di tutta la città di Arezzo chiarire pacatamente in un “caffè bollente” ad hoc fra me ed il sindaco Ghinelli le rispettive posizioni, per rispetto al diritto di informazione dei cittadini ed ancor più per renderli partecipi del futuro di una realtà così strategica per la nostra città come il palaffari”. E conclude: “Rimarrò al mio posto per fare sì che gli orafi di Arezzo non vedano chiudere o ridurre ai minimi termini la fiera per colpe di altri in alcun modo addebitabili a loro”. Intanto, Boldi ha chiesto un confronto diretto con il sindaco, che ha replicato: “Non siamo noi che ci dobbiamo confrontare”.

Da parte di Giordana Giordini, nessuna replica alle accuse del presidente di Arezzo Fiere: “No comment – riporta La Nazione -, non rispondo a Boldi che mi sta pure simpatico. Vale quello che ho scritto nella nota ufficiale in cui ho rappresentato il sentire di Confindustria, associazione forte e compatta”.


Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

In Lebole secondo banner orizzontale