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Arezzo Fiere, il Comune chiede alla Regione di fare un passo indietro

Approvata dal Consiglio la delibera che chiede uno stop all’annuncio di dismissione della partecipata. Il sindaco: “Effetti deleteri anche sugli altri soci”

Arezzo Fiere

Approvata ieri la delibera del Consiglio Comunale di Arezzo con cui si invita la Regione Toscana a riconsiderare la decisione di dismettere le proprie quote nella partecipata Arezzo Fiere e Congressi. Il sindaco della città chiede all’ente (che detiene quote pari al 39,89%) di fare un passo indietro sulla posizione assunta nell’ambito del Piano di razionalizzazione delle società partecipate, approvato dal Consiglio Regionale il 21 dicembre, ritenute “non strategiche“e  che saranno dismesse o liquidate nella corrente legislatura.

“La decisione di exit assunta – ha sottolineato il sindaco – potrebbe determinare esiti pregiudizievoli per la stessa esistenza della società di gestione e per il Comune. Il verificarsi di siffatto scenario, infatti, comporterebbe effetti deleteri anche sulle quote di minoranza di pertinenza di altri enti pubblici, tra i quali il Comune di Arezzo che subirebbe danni patrimoniali ingenti viste le risorse negli anni investite. Solo nel 2003, ricordo a proposito di investimenti, la Regione aveva deciso di considerare strategica la stessa struttura spendendo oltre 20 milioni di euro. Per cui non capisco come a distanza di pochi anni ci sia questa giravolta”.

Oltre alla quota regionale, la compagine societaria di Arezzo Fiere e Congressi è così composta: la Camera di Commercio detiene il 19,69%, la Provincia il 12,01%, il Comune di Arezzo l’11,02%. Poi ci sono banche private quali Banca Etruria con il 5,04%, Monte dei Paschi con il 4,61%, Unicredit e Cassa di Risparmio di Firenze con l’1,90% entrambe e altri soci privati per un complessivo 3,96%.

“Il Comune di Arezzo – ha sottolineato il sindaco Ghinelli – richiede scelte condivise e unitarie da parte di tutti i soci pubblici, specialmente quando sono in ballo valutazioni sulla governance e i futuri assetti societari. La dismissione di una quota di entità pari a quella regionale, senza preventivo coordinamento, si risolverebbe in un danno a una struttura strategica per il rilancio socio-economico del territorio. Arezzo Fiere e Congressi vive su uno squilibrio: si rileva infatti il diverso potere decisionale tra assetto societario, con la Regione Toscana che detiene la maggioranza relativa, e assetto territoriale visto che la struttura, fisicamente, è nel territorio del Comune di Arezzo che è tuttavia socio di minoranza. Dunque chiediamo alla Regione una strategia alternativa da elaborare mediante un accordo che coinvolga ogni ente interessato e che preveda almeno la possibilità di separare il ramo d’azienda gestore del patrimonio immobiliare e infrastrutturale dal ramo gestore dell’attività fieristica. Noi che vogliamo puntare sul turismo, compreso quello legato ad attività congressuali e fieristiche, ci troviamo dinanzi a questa scelta regionale di disimpegno che costringerebbe il Comune di Arezzo ad assumere impegni importanti e gravosi. Chiedo dunque un mandato per convincere la Regione a modificare atteggiamento e a un’elaborazione degli indirizzi condivisa. La collaborazione fra gli enti pubblici è addirittura prevista dal dettato costituzionale”.

Non tarda ad arrivare il commento del presidente di Arezzo Fiere, Andrea Boldi, riportato dal quotidiano La Nazione. “La separazione – ha detto – dovrebbe prevedere la liquidazione dei soci privati, vedi Banca Etruria e orafi, con esborso fra i 6 e i 7 milioni di capitali. Chi li ha?”. Intanto, non resta che attendere la risposta della Regione.

 


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