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Arezzo Fiere e Congressi:Andrea Sereni “vivacizzeremo il nostro centro”

Non proviene dal mondo orafo, ma parlando con Andrea Sereni è difficile accorgersene. Perché il nuovo presidente di Arezzo Fiere e Congressi, nominato dal Consiglio di amministrazione dell’ente fieristico toscano a fine ottobre, è estremamente consapevole dei meccanismi del comparto, che costituisce una delle voci principali dell’economia della provincia aretina. Sereni, presidente di Cna Arezzo e membro della direzionale nazionale, è stato nominato a giugno nel Consiglio della Camera di Commercio locale e oggi va a sostituire Giovanni Tricca.

Il neopresidente arriva in un momento più che positivo per Arezzo Fiere e Congressi, che negli ultimi due anni ha saputo potenziare il proprio ruolo nell’ambito delle manifestazioni fieristiche del territorio aprendosi a nuove realtà ma anche a nuove formule di rassegne più “antiche”. Ed è per questo che, di fronte ai passi in avanti dell’ente fieristico, Andrea Sereni ribadisce la sua voglia di proseguire nel segno della continuità con il suo predecessore e con la linea portata avanti anche dal direttore Raul Barbieri.

Presidente, quali novità possiamo aspettarci?

«La linea tracciata dal recente consolidamento del panorama fieristico, grazie all’impegno di Arezzo Fiere e Congressi, va ulteriormente rafforzata, proprio per dare valore a quanto è stato fatto. L’obiettivo dell’intero gruppo è quello vivacizzare sempre più il centro e di far aumentare i giorni in cui è in funzione ed aperto al territorio. Contestualmente, è necessario integrare la sua operatività con altre realtà come la città e la provincia».

L’obiettivo qual è?

«Contribuire a rendere l’organizzazione di eventi e fiere un vero e solido volano di sviluppo per l’intera economia del territorio. Da manifestazioni legate esclusivamente all’oro, Arezzo Fiere e Congressi ha saputo allargarsi verso altri ambiti senza per questo dimenticare o trascurare il comparto originario. Lo dimostrano il successo di OroArezzo, di Incontri d’Autunno e la nascita, quest’anno, di un nuovo evento dedicato ai dettaglianti, Last Minute, improntato sulla novità del “cash&carry”».

In un periodo così complesso per il settore, complice l’oscillazione dei prezzi delle materie prime, qual è il consiglio che sente di dare agli operatori?

«L’aumento oscillante del prezzo dell’oro non favorisce acquisti e vendite, è evidente. Ma non dobbiamo dimenticare che l’aspirazione ultima del settore è quella di vendere emozioni, al di là del valore del prodotto. Facciamo tesoro di questo e regaliamo alle persone emozioni da indossare. Le difficoltà delle famiglie ci sono e sul mercato c’è tutto e il contrario di tutto: per superare questo momento basta non dimenticare la propria mission».

Si parla a tanti livelli di “fare rete”. Sotto questo aspetto, secondo lei a che punto è Arezzo?

«Non credo che in questo caso di possa parlare di una performance di un solo distretto: secondo me Arezzo non è né indietro né avanti. La questione va probabilmente spostata a livello di Italia ed Europa: mi sembrano piuttosto in affanno rispetto al resto del mondo quanto a fare rete. In questo abbiamo molto da imparare dai paesi emergenti: mentre noi difendiamo gli interessi dei campanili, loro portano avanti un efficace “sistema Paese”. Non escludo che sia questo uno dei fattori per cui siano “emergenti”».

E il made in Italy? È sempre un valore da tutelare?

«Sì, e va potenziato. Non stiamo facendo molto per rendere onore alle nostre tradizioni e radici che in tanti casi arrivano fino al Rinascimento. Abbiamo il dovere di valorizzare la cultura e la genialità che si nascondono dietro gli oggetti italiani e quel rispetto delle regole, dell’etica e dell’ambiente che quasi nessun altro “made in” può vantare».


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