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Arezzo Fiere, Boldi: “Nessuna svendita, tutti sapevano della cessione”

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Andrea Boldi, presidente di Arezzo Fiere e Congressi

Un nuovo tassello si aggiunge alla complessa questione che coinvolge da più di un mese Arezzo Fiere e Congressi, che organizza da anni gli eventi aretini del gioiello come Oroarezzo e Gold/Italy: ieri pomeriggio il presidente Andrea Boldi ha diffuso una nota in cui spiega la propria posizione e si difende dalle accuse scaturite dagli eventi che hanno dato uno scossone alla società a partire dalle dimissioni, a metà dicembre, di 3 consiglieri di amministrazione su 5 (quelli in quota Comune e Provincia).

Nei giorni scorsi, il sindaco di Arezzo Alessandro Ghinelli ha comunicato di aver diffidato  il Consiglio di Amministrazione di Arezzo Fiere e Congressi “dall’assumere qualsiasi deliberazione” sulla “proposta irrevocabile di esercizio immediato dell’opzione di trasferimento delle manifestazioni orafe da parte di Italian Exibition Group SpA”. Una proposta che prevede la cessione definitiva a 5,2 milioni, pagabili in cinque anni, e con ulteriori capitoli per affitto del Palaffari, personale e servizi da altri 5 milioni fino al 2032.

In sintesi, tra i soci di Arezzo Fiere – Regione Toscana (circa 40%), Camera di Commercio  (circa 20%), Comune  (circa 11%), Provincia  (circa 12%), banche e associazioni (circa 17%) – si è creata una spaccatura sulla possibilità di cedere le manifestazioni a IEG secondo la proposta irrevocabile presentata a fine anno: da un lato, Comune e Provincia, più favorevoli al no; dall’altro, la Regione Toscana, aperta al sì. In mezzo, la Camera di Commercio, che si è riservata la decisione in attesa dell’Assemblea dei soci del 25 gennaio.

Oggi Andrea Boldi, con una nota inviata alla stampa, ricostruisce la gestione degli ultimi anni fin dalla sua nomina nel 2014 quando fu chiamato dalla Camera di Commercio di Arezzo in rappresentanza di Confartigianato Arezzo. All’epoca, Boldi trovò una società in forte crisi: “In questi anni – si legge nella lettera -, con molto impegno, con fatica e sacrificio personale, che non nego, ma verso cui non provo alcun rimorso, ho messo in atto con i miei collaboratori una strategia volta a conseguire il predetto obiettivo di salvezza per l’Ente Arezzo Fiere e Congressi. Ho sempre ritenuto che la chiave dell’ottimizzazione debba individuarsi nell’ottica prospicente del futuro globalizzato che interessa il settore orafo, ormai slegato da vetuste concezioni separatiste e proiettato verso strategie di integrazione di filiera. Su tale tessuto è sorta l’idea dell’accordo con Matteo Marzotto e Fiera di Vicenza; accordo che poggia su un duplice ordine di interessi.Un primo motivo di favore verso lo scambio di consensi richiamato è di ordine nazionale. L’integrazione è nata, infatti, per volontà del Ministero dello Sviluppo Economico e dei rappresentanti della categoria degli orafi, allo scopo di garantire una promozione nazionale unitaria del settore, volta all’efficientamento di un settore chiave dell’economia italiana, che conta circa dieci miliardi di export”.

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Il presidente (rimasto oggi solo il Cda con il suo vice Elio Vitali) ripercorre anche le ragioni che hanno portato all’accordo con IEG, a partire dalla soppressione dell’edizione di maggio di Vicenzaoro che “ha consentito il raddoppio del bacino di utenza di Oroarezzo e il conseguente aumento dei ricavi”, ma anche la possibilità più immediata di risanare i debiti di Arezzo Fiere e Congressi. “Ed è per questa ragione – prosegue la nota di Boldi – che il contratto, quando fu condiviso e discusso durante mesi di trattative serrate ed incontri con direttivi orafi, enti e categorie, nonché coi soci di AFC, è stato infine votato alla maggioranza, trovando il favore di tutti gli organi competenti. Correva l’anno 2017 quando fu approvato in assemblea dei soci. L’accordo ha, sin qui, dato respiro alla Fiera, garantendo sviluppo ed opportunità, come tutti hanno potuto vedere nel corso di questi ultimi anni, riscoprendo l’Ente quale fulcro della pedana di slancio aretina verso l’economia che conta”.

Secondo Boldi, tutti i soci erano al corrente della volontà di IEG di accelerare l’accordo, testimoniata dalla proposta di fine anno. “Il Comune già nel settembre del 2018 aveva approntato e firmato una lettera di diffida a proseguire le trattative – prosegue il presidente di Arezzo Fiere -, lettera congiunta con CCIAA e Provincia datata 18/09/2018 e protocollata dalla Provincia al n 21000/07.01.00.05. Ma tale lettera non è stata mai inviata ad Arezzo Fiere e ne sono venuto a conoscenza solo per caso pochi giorni fa”. Il contenuto economico dell’accordo, secondo Boldi, non si discosta da quanto precedentemente concordato e, anzi, aggiunge, è semplicemente diventato oggi certo e attuale. “La dichiarazione per cui il marchio Oroarezzo – continua Boldi- sarebbe “venduto per 1 Euro” rievoca una lieta canzone dei bambini, ma la fiera dell’Est non si fa ad Arezzo: nessuna svendita!”.

Infine, il presidente di Arezzo Fiere e Congressi sottolinea la “tempestività” delle dimissioni dei tre consiglieri subito dopo aver dato notizia della proposta irrevocabile di IEG, ricordando che in precedenza non erano state condivise rimostranze sul suo operato.  “Tutti i soggetti coinvolti sapevano della trattativa – conclude Boldi -; tutti i soci erano informati delle strategie d’azienda e il progetto contrattuale con IEG era stato votato con delibera assembleare favorevole nel 2017″.


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