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Antologia del contemporaneo #2. Luciano Capossela

Non mancano i riconoscimenti a Luciano Capossela, orafo tra l’altro già segnalato in questa rivista. (IV Salone Internazionale del Gioiello d’Arte a Cassano d’Adda nel 2010, Premio Jacopo da Trezo 2011, finalista degli UK Jewellery Awards). Luciano è fondamentalmente uno scultore, abile nel miniaturizzare forme che potrebbero ben esprimersi anche  in dimensioni marmoree. Ma espresso sotto forma di gioiello il suo lavoro ti obbliga a prendere il lentino. Ti accorgi presto, infatti,  che la sua fusione  ha il coraggio di raccontare storie complesse, storie che non ti aspetti di leggere in oggetti tanto piccoli.

In particolare questo eccellente manufatto  non potrà essere dimenticato da chi avrà la ventura di imbattervisi. Tra l’altro il mio stupore è amplificato dall’aver constatato la rapidità con cui Luciano ha fatto suo questo bizzarro fossile drusizzato che avevo acquisito come in un raptus: chi lo comprerà mai? Lui. Nel giro di pochissimi giorni il suo inconscio ha concepito una scena  che ha la visione  prospettica  di un cineasta documentarista: un carrello viaggia nell’oscurità della miniera. I microcristalli disegnano la profondità ed evocano la discesa nelle viscere della terra. Al centro del movimento estrattivo si scorge la figura umana del minatore che mostra un bel diamante, il frutto della sua ricerca, del suo sforzo, del suo lavoro, della sua solitudine.

Il gesto dell’operaio (che non è reso bene dalle foto) è semplice, nobile e bello. Ti rendi conto di un’emozione e non sai dirla, rigiri il pezzo e mentre cerchi di capirlo ti sorprendi che non sei sceso veramente anche tu nella galleria. Insomma Luciano ha detto giusto un milione di cose in pochi centimetri  mentre enormi insegne di vana pubblicità o di installazioni superbe non ci comunicano che il nulla.



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