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Antiriciclaggio e utilizzo di contanti: il settore orafo presenta una proposta di modifica

Normativa antiriciclaggio, le associazioni di categoria del settore orafo-argentiero chiedono una modifica della soglia stabilita con il decreto “Salva Italia”. L’abbassamento a mille euro contenuto nella manovra del premier Mario Monti potrebbe infatti frenare la crescita economica e diventare controproducente per alcune realtà produttive: è quanto sostengono i presidenti delle sezioni orafe di Cna, Confapi, Confartigianato, Confcommercio e Confindustria che, dopo le iniziative congiunte che nel 2011 hanno portato al raggiungimento di importanti risultati per la categoria (come, per esempio, l’approvazione alla Camera del disegno di legge in materia di materiali gemmologici), hanno sottoscritto un documento inviato al Presidente del Consiglio. La proposta firmata da Luciano Bigazzi (Confartigianato Orafi), Aurelio Franchi (Cna Sezione Orafi), Maurizio Colombo (Confapi UnionOrafi), Giuseppe Aquilino (Confcommercio Imprese per l’Italia Federdettaglianti Orafi) e Licia Mattioli (Confindustria Federorafi) ha ad oggetto una modifica della normativa antiriciclaggio che – senza mettere in discussione il condiviso e prioritario obiettivo del contrasto al fenomeno del riciclaggio e, indirettamente, all’evasione fiscale – consenta un più ampio utilizzo del contante nelle transazioni commerciali. La modifica proposta all’art. 12 della legge 22 Dicembre 2011 n. 214 (conversione in legge del decreto legge n. 201 del 6 Dicembre 2011) consiste nell’introdurre la possibilità, per il cliente straniero, di saldare il pagamento con denaro contante a fronte del rilascio, da parte del commerciante, di una fattura contenente gli estremi identificativi. Si tratta di una soluzione già in essere per i cittadini extra europei sugli acquisti fatti nei Paesi della Comunità ove è prevista l’esenzione o il rimborso dell’Iva a fronte della restituzione della fattura vidimata dalla Dogana del Paese Europeo di uscita già contenente gli estremi del passaporto del viaggiatore.

Il settore orafo-argentiero-gioielliero leader del “made in Italy” con quasi 50.000 imprese e oltre 6,5 miliardi di fatturato annuo si mostra ancora una volta compatto di fronte ad un’esigenza sentita in modo forte da tutte le componenti del comparto. “Eravamo consci, all’indomani dell’entrata in vigore del provvedimento, che tale limitazione avrebbe disorientato la clientela, soprattutto estera, delle nostre attività – dichiara Giuseppe Aquilino, presidente di Federdettaglianti Orafi Confcommercioma abbiamo preferito verificare concretamente le conseguenze che ne sono derivate. È emerso un forte disagio, constatato nel corso di vari incontri sul territorio, dove ogni singolo operatore ha manifestato il proprio disappunto, in particolare nelle operazioni rivolte a cittadini stranieri che richiedono il pagamento in denaro contante ben oltre la soglia consentita. Questo al di là di uno stato d’animo non certo sereno a causa del considerevole calo delle vendite, intorno al 20% rispetto allo stesso periodo dello scorso anno”.

Molti operatori che svolgono la propria attività specialmente nelle zone di confine segnalano da tempo una “migrazione” di potenziali clienti verso paesi che prevedono condizioni di vendita semplificate rispetto alle nostre, in particolare per quanto riguarda vendite di importi pari o superiori ai 3.600 Euro. “La vigente normativa antiriciclaggio appare incoerente – si legge nella nota di Federdettaglianti – laddove, da un lato consente ai soggetti non residenti in Italia di portare al seguito contante anche per importi significativi – salvo l’obbligo di dichiarazione in dogana per importi superiori a 10.000 Euro – e, dall’altro, vieta l’utilizzo delle somme regolarmente introdotte in Italia per effettuare pagamenti in contanti per importi superiori a 1.000 Euro. Si tratterebbe di una soluzione che, senza compromettere le indispensabili esigenze di controllo del nostro Paese, consentirebbe di non penalizzare il commercio incentivato dal turismo”.


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