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Antichi Valori per un nuovo umanesimo

(se anche nelle gioiellerie occorre dare uno sguardo all’indietro)

Parto. Dal passato.
Di quando già anticamente i primi uomini si decoravano con dei monili. Con delle semplici pietre bucate e passate da un filo. Di quando poi le piccole collane furono elaborate fino a diventare ricche di vetrini e di cerchietti di ferro prima e d’oro poi.
Ad occhio e croce, i gioielli sono nati con l’uomo e a tutti i livelli, con valori diversi, tutti potevano ostentare i propri beni, anche dopo la morte. Mi vengono in mente i ricchi corredi di Tutankhamon (e non solo) e quella traccia di verde, impronta ossidata di quel cerchietto di bronzo o rame intorno all’anulare, consumato e sparito in quella sepoltura che ho scavato vent’anni fa a Caen, a Square Darnetal.
Da quel momento, con l’avvento delle grandi civiltà è stato un tripudio di tecniche e forme che hanno segnato la storia dell’oreficeria e dell’arte. Penso alla gioielleria romana, in oro sopraffino, interamente lavorato, a sbalzo, inciso o scolpito, in grado di rendere in spazi infinitesimali tutta la naturalezza di una protome leonina. E le gemme? Vogliamo ricordare delle meravigliose gemme incise che hanno sfidato i secoli giungendo fino a noi in ineguagliabili capolavori come il Cammeo Gonzaga?


Grande ed immensa è stata la capacità degli antichi ed il loro ingegno, tale da apparire ancora oggi come uno dei principali momenti di sviluppo delle nostre arti.
Poi ci fu il Medioevo (per certi versi molto meno oscuro di quanto si creda) che fuse ed amalgamò gli stili e le forme fino a produrre capolavori dal gusto – oserei dire – “internazionale” e di cui per fortuna ancora oggi conserviamo tracce. E dopo tanto “buio” riapparve la luce, la Rinascita, che apparve nell’Italia del Quattrocento, quella che segnò il momento più alto della nostra storia artistica e che idealmente potremo considerare come l’era antesignana di un primordiale riconoscimento del “made in Italy”.

Tutto ciò per dire dei corsi e ricorsi della storia (di vichiana memoria) e del “medioevo” dei nostri giorni.
Nel mondo dei preziosi, è all’ordine del giorno, la discussione sul potenziale dei monili e della tradizione e del ruolo che si trascinano dietro, di fronte all’avanzata “preoccupante” di un bijou senza patria e senza regole che imbarbarisce il mercato e le vetrine.
Non voglio recriminare il bijou, anzi, ben vengano tutte quelle nuove forme che si interpongono in quella fascia di pensiero e di prezzo accessibile ad un fruitore medio e dedito alla ricerca del prodotto bello, da affiancare anche al gioiello, quello vero e reclamato dal settore. Sempre più spesso però, in quelle stesse vetrine luccicanti che osservavo da bambino, vedo forme, materiali e colori fortuitamente assemblati, senza più ordine ne pensiero. E allora, di fronte all’assenza di quelle vetrine sbrilluccicanti mi chiedo: perché mai (a parte le limitate, dovute eccezioni!) nessuno più vuole (oppure è in grado di) rimodulare le forme di quegli Antichi Valori che oltre a testimoniare la grandezza di un passato, saprebbero fornire elementi di spunto infiniti per i “nuovi” gioielli del presente?

Molto modestamente mi viene di pensare che una via d’uscita alla crisi che si attanaglia anche nella gioielleria, possa essere rappresentata proprio dalla ripresa di quell’arte e di quei valori in grado di far rinascere nuovamente un’arte da tempo sopita, quell’arte che non può prescindere dall’Artigianato.

E allora, mi ripeto e rivolgo un umile consiglio a tutti quegli operatori che si disperano restando però allo stesso tempo con le mani in grembo: Perché non andate a vistare quelle meravigliose collezioni di cui ancora possiamo godere nei musei nazionali? Perché non restate affascinati di fronte a quelle testimonianze per ritrovare nuovi stimoli e sviluppi per uscire bene e ricollocarsi alla fine di questo stallo?
Io credo -ne sono convinto- che solo l’avvio verso una nuova bellezza ed un nuovo Umanesimo potrà trascinarci fuori da questo buio e consentirci di affrontare con spirito nuovo, concreto e risolutivo l’appiattimento di questi tempi.
Perciò, non restiamo fermi, non piangiamoci addosso e non restiamo in attesa di qualche soluzione che nessuno potrà fornirci. La crisi non è solo economica. Stare fermi non ci porterà da nessuna parte, rimbocchiamoci le maniche e riportiamo luce e brillantezza nuovamente in quelle vetrine.


2 commenti

  1. […] dall’Artigianato che riparto. La parola magica con cui concludevo il precedente post. Non credo ci sia altra via d’uscita che ritornare alle origini. Alla manualità, alla […]


  2. Lucio Giudice says:

    La mia vera gioia sta nel donare la mia fantasia e tramutare In materia le opere, modellare con il pensiero ed avere un riscontro nell’interesse altrui e condividere la bellezza dei manufatti senza pensare solo ed esclusivamente a fare montagne di soldi. Donare bellezza e amore nel lavoro che svolgi quotidianamente e non avere paura di sbagliare essere convinto del tuo valore. Nel creare e senza copiare ti da una gioia immensa quando si materializza il gioiello. La fantasia non ha limiti. Fermiamo le macchine e usiamo il cervello le mani l’ingegno.


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