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Anni Horribili e vivide speranze


Esattamente cento anni fa, dopo il fulgore e l’entusiasmo della Belle Epoque, l’Europa sprofondò nella recrudescenza della Grande Guerra. Fu l’inizio della devastazione e dei grandi numeri nel conteggio (mai definito) delle vittime.
Appena qualche anno prima i futuristi italiani, nel loro manifesto del 1909 avevano scritto: “Noi vogliamo glorificare la guerra – sola igiene del mondo – il militarismo, il patriottismo, il gesto distruttore dei libertari, le belle idee per cui si muore…”, ma molti di loro, proprio in quei giorni perirono, mentre altri artisti, riformati o nascosti nei loro atelier, si garantirono la salvezza, spesso al sole del Midi.

Fu la guerra totale che sfuggì a tutti di mano e che delineò il carattere dei totalitarismi protagonisti della prima metà del XX secolo. Si celebra quest’anno la ricorrenza di quegli anni horribili, che però furono anche carichi di arte e di avanguardie. Dall’inizio del secolo la modernità ed il rinnovamento avevano distrutto le forme ed avviato la nuova estetica con le Demoiselles d’Avignon di Picasso e in tutta Europa ci furono sviluppi nonostante le ferite profonde del conflitto. Nel 1916 a Zurigo fu il tempo di Dada, nata dalle idee degli artisti sfuggiti alla guerra e da quelle serate al Cabaret Voltaire che mossero altre nuove e più accorate strategie con l’arte al centro di tutto (e nonostante tutto), per rivendicare e sollecitare nuove emozioni, con lo scopo di mostrare la vita ed il mondo sotto altra luce.

Un augurio questo che potrebbe essere riproposto in questi nostri nuovi giorni, dove si celebra una triste ricorrenza, ma con lo sguardo proiettato in avanti, verso un futuro di costruzione e di nuova bellezza.


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