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Anche la Norvegia mette fine all’orrore degli allevamenti/lager da pelliccia

In Norvegia, in inverno, le temperature si tengono sotto lo zero di parecchi gradi eppure lì, nel Nord dell’Europa, a pochi passi dal Polo Nord hanno detto no alle pellicce. Entro il 2025 chiuderanno tutti gli allevamenti, proprio nel paese che con i suoi duecento e più allevamenti risulta essere tra i più importanti produttori (dopo la Cina che, ahimè, ne detiene ancora il record).

Ancora altri (lunghi) 7 anni e le (troppe) centinaia di migliaia di visioni, volpi, cincillà, zibellini, astrakhan, conigli, opossum e di altre innocenti creature che tuttora vengono scuoiate per insensati capricci di moda, avranno salva la vita, con legittimo entusiasmo di ambientalisti, animalisti e consumatori sempre più orientati verso una moda etica e consapevole.

Se, oltre alla Norvegia, altri 13 paesi hanno scelto di porre fine a questo settore non è solo una questione di business poco redditizio ma di una civile politica a difesa dei diritti degli animali e dell’ambiente.

Non va dimenticato, poi, che anche i grandi nomi del lusso (da Armani a Gucci a Hugo Boss a Michael Kors, e tanti ancora) sono sempre di più a proporre una moda fur free.

Per chi si pavoneggia indossando pellicce, è arrivato il momento di aprire gli occhi, di informarsi, di capire che dietro un collo di cincillà, dietro un ponpon di volpe, dietro una polsino di visone ci sono atrocità che non si possono ignorare.

 

 


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