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“Amo l’Italia, ma basta!”: dalle aziende piemontesi parte una campagna di denuncia

Con la manifestazione a Roma lanciato anche il sito ripresaeimpresa.it: chiunque può partecipare realizzando un video per raccontare le difficoltà del fare impresa in Italia

“Amo l’Italia, ma basta!”: questo il claim della campagna di forte denuncia delle difficoltà del fare impresa in Italia che, partita da Torino la scorsa settimana, prosegue ora sul sito www.ripresaeimpresa.it, che vuole diventare il punto di riferimento per tutti quegli imprenditori che desiderano manifestare il proprio malessere e chiedere un cambio di passo alla politica. Il manifesto della campagna è stato presentato in occasione di San Valentino, quando in piazza Montecitorio a Roma gli imprenditori piemontesi delle associazioni confindustriali hanno simbolicamente consegnato al mondo politico quasi 6mila rose – precisamente 5914, una per ogni azienda della regione – a testimonianza della mancata attenzione verso le imprese.

Presenti a Roma i Presidenti Licia Mattioli (Unione Industriale di Torino), Paola Malabaila (Unione Industriale di Asti), Marilena Bolli (Unione Industriale Biellese) e Giorgio Cottura (Confindustria Vercelli Valsesia). Una manifestazione silenziosa che segue la riunione straordinaria di Torino, dove era partita ufficialmente la “Marcia digitale dei 40 mila” alla presenza del Presidente di Confindustria Giorgio Squinzi, per rappresentare i diritti di chi fa impresa in Italia, in una situazione drammatica per le imprese.

Licia Mattioli, presidente dell'Unione Industriali di Torino e di Confindustria Federorafi, e Giorgio Squinzi, presidente di Confindustria

“In Italia – si legge nella nota diffusa dagli imprenditori piemontesi -, dall’inizio della crisi sono stati persi 9 punti di PIL e il 25% della produzione industriale, il reddito disponibile è calato dell’11% in termini reali, la disoccupazione è al 13%, quella giovanile al 41%, le immatricolazioni di autovetture in Italia sono pari a quelle del 1970, l’edilizia ha perso il 50% di attività, tornando ai livelli del 1967, interi settori produttivi sono in crisi e a rischio desertificazione; solo pochi e l’export reggono, ma non sufficienti a tenerci a galla, il credito si riduce: per le PMI ottenere un finanziamento è sempre più difficile. Numeri che fotografano la situazione reale, che non necessitano di nessun commento”.

Per sostenere la battaglia è stato realizzato il sito www.ripresaeimpresa.it, pensato per creare un punto di riferimento per tutti gli imprenditori italiani che vogliono sostenere il cambiamento e rimettere in moto l’Italia. Chiunque può partecipare realizzando un breve video per raccontare, in trenta secondi, le disfunzioni che rendono difficile, esasperante, fare impresa in Italia. Finora sono state raccolte oltre 120 adesioni, oltre alle seimila iniziali.

Licia Mattioli durante la manifestazione a Roma "Amo l'Italia, ma basta!"

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