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Amlè, eleganza solare del corno

IL CORNO

Amlé è stata la prima azienda ad impiegare questo straordinario materiale, inalterabile e totalmente naturale, ma per trasformarlo in eleganti gioielli ha fatto anche di più, lo ha personalizzato con insoliti dettagli che addizionano bellezza ad originalità. Una dote che, fortunatamente, non si può imitare per cui i tanti plagi che affollano il mercato restano privi di nota. Ma Amlé sa anche che l’eleganza non è seconda a quegli straordinari poteri che in tutto il mondo gli sono riconosciuti, per cui questa prerogativa la ripropone nel suo aspetto più caratteristico in soluzioni che non cedono mai alla banalità. Le tipiche tonalità del corno che dolcemente dal nero passano al grigio, al bianco, al giallo, nella nuova collezione, poi, le veste di colori pastello, quasi un anticipo di primavera che sa di sole e di spensieratezza per offrire qualcosa di nuovo. Come sempre.

LA CREATIVITA’

Ciò che fa l’originalità di un uomo è saper vedere cose che tutti gli altri non vedono, sosteneva Friedrich Nietzsche. E la scalata di Amlé, oltre che nella qualità e nella attenta lavorazione artigianale dei suoi gioielli, ruota proprio intorno al saper fare cose diversamente belle. È questo uno dei motivi per cui le sono stati attribuiti non pochi riconoscimenti. L’ultimo l’ha ricevuto alla Eclat de Mode, la fiera parigina che a settembre scorso ha nominato Marisa Angelucci “Sceriff de l’Ecole de Mode pour le Bijoux Fantasie”.


LO STAND

Oltre ad una costante presenza su stampa specializzata, Amlé sa che sono le fiere l’altra importante occasione di incontro con gli acquirenti potenziali o già consolidati. E sulla scia del nuovo che la caratterizza, alla scorsa edizione del Macef ha rappresentato la forza della propria azienda attraverso uno stand completamente rinnovato nello spazio e nella forma: una grande struttura tutta giocata su delicate tonalità di grigio. Elegante e solare, punta su ariose vetrine per offrire una più immediata e piacevole percezione della sua produzione.

IL LABORATORIO

A Santa Maria Capua Vetere sono davvero pochi i passi che dividono il vecchio laboratorio dal nuovo, ancora in fase di ristrutturazione. Sulla stessa via, infatti, Amlé conta, ma ancora per breve tempo, due diverse entità che a ben guardarle lasciano trapelare quel lungo cammino incominciato tanti anni fa dalla volitiva Marisa Angelucci. Un piccolo scrigno che ha aperto le porte ai sacrifici, alla sperimentazione ed al coraggio, il primo; uno spazio molto più ampio – 450 metri quadrati ordinati su due livelli con un’infilata di ambienti per diverse destinazioni d’uso -, il secondo, architettonicamente ben predisposto ad accogliere il sempre più crescente e sempre più consolidato successo. Un atelier che in tanta modernità contempla anche una preziosa rarità: un importante reperto romano databile intorno al X secolo a.C., una entità che per fatalità sta lì quasi a sottolineare quella originale filosofia che da tempo porta in giro per il mondo il nome Amlé.

 


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