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Alba Cappellieri: “Il Design può aiutare a superare la crisi”

L’Italia è ricca di tradizioni artistiche ed artigianali, perché la scelta del concorso è ricaduta proprio sulla Campania?

Pochi territori al mondo hanno un’identità fortemente connotata in termini di materiali, lavorazioni e tecniche come quella campana nel settore orafo. La straordinaria produzione ha raggiunto l’apice del suo splendore a cavallo tra Ottocento e Novecento, come documentano i manufatti conservati nei numerosi musei regionali. Purtroppo le glorie del passato non trovano riscontro nella fragilità della produzione contemporanea e quello che è un inestimabile patrimonio in termini di know how e filiera produttiva purtroppo sta perdendo competitività nello scenario globale. Con i quattro consorzi campani abbiamo organizzato un concorso internazionale dedicato al gioiello campano per designer under 35. Gli obiettivi includono la promozione e la valorizzazione del gioiello campano in ambito internazionale e la sensibilizzazione della comunità del progetto sui materiali e le tecniche del gioiello campano. Molte delle scuole che abbiamo invitato in ambito internazionale – dalla Cina alla Polonia, da Israele agli Stati Uniti all’Australia – non conoscevano le specificità e la bellezza del gioiello confermando così la fondatezza dell’iniziativa. Ci aspettiamo molto anche dai progettisti locali che spero partecipino numerosi.

Un approccio incentrato sul design potrebbe essere il modo giusto per uscire dalla crisi?

Troppo spesso il design sottende forme “alla moda” e non, come dovrebbe, la capacità di rispondere ad esigenze dell’impresa e far sopravvivere tradizioni e saperi artigianali reinterpretati secondo i linguaggi della contemporaneità. Purtroppo gran parte delle imprese orafe ricorre al design come a un credo stilistico più che a un vettore di innovazione. Al contrario, il design non è una forma minimale che si oppone alla tradizione bensì un metodo attraverso cui farla rivivere. Rappresenta uno dei più significativi elementi di valorizzazione del tessuto imprenditoriale italiano ed è ormai riconosciuto come un valore aggiunto per la competitività dell’impresa e del territorio. Manca una concezione del design non tanto come prodotto quanto come processo, in grado di agire sui diversi livelli di creazione del valore del prodotto.

In quale modo questa concezione può essere rapportata alla realtà campana?

Il design può rappresentare il trait d’union tra passato e futuro. La tradizione reinterpretata può divenire archetipo contemporaneo e dare nuova linfa espressiva alla produzione sia artigianale che seriale. L’intervento dei designer può sancire l’incontro tra mondi apparentemente lontani e suggerire nuovi percorsi per salvaguardare la memoria. Nel caso del corallo, ad esempio, le riproduzioni in stile o il fiorire di amuleti non sono sufficienti a garantire la sopravvivenza del settore. Questo straordinario materiale andrebbe reinterpretato anche secondo il gusto corrente, inevitabilmente diverso da quello di un secolo fa. La creazione di una cultura del progetto intesa come sistema dinamico di valori, saperi e tradizioni in grado di sopravvivere nel tempo, è lo strumento per non perdere preziosi tasselli della nostra storia alla luce dell’incalzante globalizzazione che omologa gli atteggiamenti dell’uomo nel rapporto con il territorio. La Campania possiede straordinari giacimenti della conoscenza orafa: recuperare la memoria diviene un imperativo categorico contro la perdita di un patrimonio produttore di differenze.

In alto a dx
Alba Cappellieri, professore di design del gioiello
e direttore del corso di perfezionamento al Politecnico di Milano,
presenta il concorso internazionale sul gioiello campano
promosso dai consorzi orafi campani
– Il Tarì, Borgo Orefici, Vulcano, Oromare –
e propone una riflessione sul ruolo del design
tra identità, territorio e innovazione
.

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