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Agosto, l’export degli orologi svizzeri cresce: boom verso l’Italia con +43,8%


Malgrado la brutta annata per il franco svizzero, che ha vissuto un crescente trend di apprezzamento con conseguenze pesanti sulle esportazioni, il settore dell’orologeria – che per il paese elvetico costituisce una importante voce dell’economia, ma anche per il comparto in generale, di cui rappresenta oltre il 50% – si prepara a risultati record per il 2011.

Crescita ancora di rilievo anche nel mese di agosto, secondo i dati diffusi dalla Fédération de l’industrie horlogère suisse (Fh), con +16,4% rispetto allo stesso mese dell’anno scorso (ritmo comunque lievemente inferiore rispetto ai mesi precedenti del 2011). In valore, l’export è ammontato a 1,3 miliardi di franchi (1,06 miliardi di euro): tra i paesi di destinazione, scende la Francia ma crescono a due cifre Cina e Italia (rispettivamente +44,3% e +43,8%).

Spalmati sull’anno, i primi otto mesi del 2011 hanno visto crescere l’export di orologi del 19,2% rispetto al 2010 (11,7 miliardi di franchi). I primi dieci mercati sono Hong Kong con 2,3 miliardi di franchi (+26%), Usa con 1,2 miliardi (+21%), Cina con 962 milioni (+47%), Francia con 827 milioni (+18%), Singapore con 697 milioni (+24%), Italia con 648 milioni (+10%), Germania con 547 milioni (+9%), Giappone con 522 milioni (+6%), Emirati Arabi Uniti con 448 milioni (+25%), Regno Unito con 399 milioni (+8%).

In un’intervista a Le Temps, il presidente della Federazione Jean-Daniel Pasche diffonde previsioni ottimistiche anche per il 2012 e sulla fissazione del cambio minimo dell’euro a 1,20 auspica un ulteriore passaggio a 1,30.


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