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Accessori maschili, Italia in cima per gli acquisti

Circa 200 euro la media della spesa nel Belpaese: battuti i francesi, gli inglesi, i tedeschi e gli spagnoli. Il 26% lo fa per sentirsi elegante

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L’Italiano spende il doppio dei tedeschi e degli spagnoli, quando si tratta di accessori maschili. È in cima alla lista europea per acquisti l’uomo del Belpaese, con una spesa media di 200 euro, cifra che supera i francesi (150), gli inglesi (120), i tedeschi (100) e gli spagnoli (90) secondo una ricerca svolta dall’agenzia Klaus Davi & Co su oltre 1000 persone provenienti da 5 paesi diversi per conto di una multinazionale dell’abbigliamento.

A spingere all’acquisto, l’eleganza, nel 26% dei casi; ma anche virilità (18%), disinvoltura (15%), cura del dettaglio (12%), estro e creatività (9%). Sul podio, al primo posto in classifica, i calzini colorati, sempre più richiesti anche dai top manager (16%); al secondo la borsa porta pc, purché stilosa e funzionale (15%); al terzo il trolley con maniglia pesa-bagaglio e app con gps per monitorarlo, possibilmente in pelle rifinita made in Italy (14,5%).

A seguire porta carta di credito (14%); cover del cellulare con porta carte di credito e documenti (13%); la cravatta, anche se un po’ in ribasso (12,5%); il bracciale, possibilmente con uscita usb (12%); il trolley con lettore di impronte digitali per aprire il bagaglio (11,5%); gli occhiali da sole con telecamera (11%); i portachiavi con usb e gps collegato a cellulare per ritrovare le chiavi (10%); lo zaino con uscita per ricarica per cellulare e pc (9%); gemelli con pietre preziose (8%).

Non mancano in classifica i guanti con dita touchscreen per cellulare (7,5%);gli sneacker da corsa senza lacci, elasticizzate con rialzo sul tallone (7%); il fitness tracker con rilevatore di battito cardiaco e pressione (6%); le bretelle da pantaloni (5%);il cappello con cuffie e microfono con bluetooth (4%); il boxer da bagno sartoriali con pochette impermeabile (3%); la sciarpa di cachemire (2%);e infine la cintura con comparto nascosto per contanti (1,5%).

“Ormai l’eleganza si contamina con la tecnologia – ha detto Klaus Davi all’Ansa –, e soprattutto se le aziende del fashion vogliono intercettare consumatori più giovani, devono adeguare la ricerca del ‘dettaglio’ alle nuove esigenze digital-tecnologiche. Una cosa importante emerge dal trend. Per l’80 per cento i prodotti migliori sono ‘made in Italy’ bisogna poi capire se davvero di fronte a offerte molto competitive di prodotti che arrivano dall’estero siamo sempre disposti a comprare italiano”.


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