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A Torino la mostra di “GIOIELLI FANTASIA”

La Sala del Senato di Palazzo Madama a Torino apre le porte ai visitatori della mostra “Gioielli Fantasia” da una collezione torinese, promossa dalla Fondazione Torino Musei, e resterà aperta al pubblico fino al 23 gennaio 2011. La rassegna, a cura di Enrica Pagella, prevede l’esposizione di circa 500 esemplari di Gioielli Fantasia provenienti dalla Collezione di Patrizia Sandretto Re Rebaudengo. Il percorso espositivo accompagna il visitatore attraverso la produzione di bijoux realizzati negli Stati Uniti tra gli anni ’30 e gli anni ’70, con alcuni esemplari anche degli ultimi anni. Sono esposte grandi collane, coloratissimi orecchini, spille stravaganti, bracciali eccentrici. La mostra a Palazzo Madama presenta gli esemplari concepiti ed elaborati dai più importanti designer come Trifari, Marcel Boucher, Coro, De Rosa, Eisenberg, Miriam Haskell, Eugène Joseff, Kenneth J. Lane, Pennino, fino a Wendy Gell e Iradj Moini. Da sottolineare i materiali di grande impatto visivo, come la bachelite, la lucite, i cristalli, il rodio e sulle tecniche come la smaltatura. In esposizione gli oggetti naturalistici più suggestivi, floreali e animali, i temi patriottici con le iconografie legate alla storia degli Stati Uniti d’America come le bandiere a stelle e strisce e l’attacco a Pearl Harbor. Viene dato spazio anche ad alcune personalità di autori particolarmente rilevanti nell’evoluzione della Costume Jewelry. Una sezione è dedicata alla celebrazione del Natale con luccicanti Christmas Tree.

Enrica Pagella, Direttore di Palazzo Madama dichiara: “Palazzo Madama ha scelto di realizzare questa mostra per diversi motivi. Da un lato siamo felici di offrire ai visitatori del museo un’occasione di conoscenza su un tema ancora poco noto al grande pubblico e di esplorare, così, insieme a loro, un filone squisitamente moderno della storia delle arti decorative. Dall’altro, Gioielli fantasia rappresenta un momento di valorizzazione del collezionismo locale, secondo una linea già tracciata da altre iniziative, come le mostre dedicate ai coralli siciliani e alle ceramiche Lenci.  Non bisogna dimenticare che all’origine dello straordinario patrimonio di Palazzo Madama c’è il collezionismo privato che ha saputo trasformarsi in mecenatismo. E anche oggi il museo deve sapersi proporre come luogo di incontro delle culture e delle passioni che maturano nella società che lo circonda, facendosi interprete e mediatore, capace di portare un contributo ai vincoli identitari della comunità”.

“Ho sviluppato interesse per questi gioielli fantasia perché rappresentano un patrimonio culturale che ci riporta a tempi difficili e a grandi cambiamenti sociali. E la depressione del ’29 fu un motivo ispiratore per fantastiche creazioni. E’ importante il significato e il contenuto che essi trasmettono, la loro aderenza e precisione col momento storico in cui sono stati realizzati. Nella Costume Jewelry ricerco la creatività, la fantasia e apprezzo l’uso di materiali innovativi, come la gomma vulcanizzata, la celluloide, la bachelite, il plexiglas e l’acrilico, capaci di anticipare tante tendenze future. Sono gioielli “poveri ma belli”, accessibili e alla portata di tutti. Mi sono appassionata  agli smalti di Marcel Boucher, alle spille eccentriche di Eisenberg, ai bellissimi Trifari (indossati anche da Mamie Eisenhower), alle forme glamour delle collane di Miriam Haskell, alle creazioni di Kenneth Jay Lane (il celebre bijoutier ricercato dalla Duchessa di Windsor, da Jackie Kennedy e dall’allora direttrice di Vogue Diana Vreeland), alle folli composizioni della giovane Wendy Gell, all’immaginazione sfrenata del contemporaneo Iradj Moini” afferma Patrizia Sandretto Re Rebaudengo”.

La mostra sarà accompagnata da un catalogo edito da Silvana Editoriale con testi di Enrica Pagella, Cesare Cunaccia, Erika Zacchello e un ricco apparato iconografico.

La storia del gioiello non prezioso trova un momento fondante negli anni Venti come complemento delle creazioni di alta moda, in particolare parigina (Chanel, Schiaparelli). Sono tuttavia gli Stati Uniti ad accogliere, arricchire ed espandere il grande repertorio del Gioiello Fantasia (o Costume Jewelry), trasformandolo in un vero e proprio settore produttivo, con centinaia di manifatture, migliaia di addetti e decine di ideatori a cui si deve un’idea radicalmente nuova dell’ornamento, in termini di forme, di materiali, di messaggi. La Costume Jewelry è infatti la bigiotteria creata appositamente per adornare un vestito. Il termine viene usato per la prima volta in riferimento ai bijoux disegnati da Hobé per i costumi di scena delle Ziegfeld Follies, una serie di spettacoli teatrali prodotti a Broadway, e ha poi un considerevole sviluppo anche con il cinema muto di Hollywood. Il grande boom del Gioiello Fantasia avviene nel periodo della grande Depressione del 1929-1939. Con la scomparsa dei prodotti di lusso, legata alle ristrettezze economiche e ai vincoli commerciali, la sperimentazione con materiali non preziosi diventa l’unica via di sopravvivenza per i gioiellieri. Nonostante l’utilizzo di pietre e leghe di modesta qualità, le forme meravigliose e anticipatrici di tante tendenze di questi gioielli sono il segno evidente delle straordinarie capacità creative dei designer dell’epoca. Anche le dive del cinema come Greta Garbo, Marlene Dietrich, Bette Davis e Vivien Leigh li indossano sui loro abiti di scena (Joseff crea monili per centinaia di pellicole di gran successo, tra cui Via Col Vento). I bijoux hanno finiture accurate e design sbalorditivi. I colori, le forme e gli innumerevoli soggetti da giorno e da sera piacciono immensamente, tanto che, anche quando finisce la guerra e ritornano in auge i gioielli veri, i Gioielli Fantasia continuano ad essere realizzati. Anzi, la produzione continua a svilupparsi. E la loro storia procede parallelamente a quella dei gioielli veri e della moda.


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