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A Torino in mostra i “gioielli” di Raffaello

Alla Reggia di Venaria fino a gennaio le tele più celebri in cui l’artista ha raffigurati splendidi monili, ma anche i disegni che hanno ispirato incisori e orafi

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(La Muta, Raffaello)

Inaugurata sabato, resterà aperta fino al 24 gennaio 2016 la mostra “Raffaello, Il Sole delle Arti”, dedicata all’artista urbinate che nei primi anni del Cinquecento raggiunse i vertici della perfezione e del sublime. Una carrellata di circa 130 opere che non esplorano soltanto l’arte pittorica, ma le mille forme di espressione di Raffaello. Tele, ma anche arazzi e disegni poi riprodotti da altri artisti attraverso tecniche differenti, tra cui l’oreficeria. E tanti i disegni di gioielli sontuosi e curati nei dettagli presenti nei dipinti più celebri.

A curare l’esposizione, Gabriele Barucca, Soprintendenza per le Belle Arti e il Paesaggio delle Marche, e Sylvia Ferino, già Direttore della Pinacoteca del Kunsthistorisches Museum di Vienna, con un Comitato scientifico di eminenti studiosi presieduto dal Direttore dei Musei Vaticani Antonio Paolucci. Al progetto ha dato il suo autorevole contributo il compianto Enrico Castelnuovo, Professore emerito della Scuola Normale di Pisa.

Raffaello viene presentato come ispiratore della ricchissima produzione delle cosiddette “arti congeneri”, come le definiva Vasari, ossia le arti applicate che tradussero nelle rispettive tecniche le prodigiose invenzioni figurative del grande Urbinate. Uno spazio importante della mostra è dedicato alle incisioni tratte dalle opere di Raffaello che già nel corso del Cinque e Seicento costituirono il veicolo privilegiato per la diffusione e la conoscenza in Italia e nel resto d’Europa delle sue straordinarie creazioni figurative: molte delle sue incisioni furono realizzate mediante tecniche diverse da scultori, fonditori, ceramisti, mosaicisti, intagliatori, armaioli.

Marcantonio Raimondi, da Raffaello, Profumiera per Francesco I. Firenze, Biblioteca Marucelliana

La mostra presenta questa straordinaria ricchezza di materiali e tecniche: cristalli di rocca, placchette in metallo, smalti, vetri, armature e intagli lignei. Secondo la ricostruzione offerta dall’esposizione Raffaello si distinse anche all’arte dell’oreficeria e dei mosaici, per i quali fornì disegni e progetti per la realizzazione di opere e manufatti: intorno al 1517 venne coinvolto da Lorenzo de’ Medici e papa Leone X nella progettazione dei favolosi gioielli e delle opere di oreficeria destinati come doni alla corte francese. Al centro di questa commissione è il Bruciaprofumi disegnato dall’artista per Francesco I, oggi noto attraverso un’incisione di Marcantonio Raimondi (foto in alto).

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(Raffaello, Ritratto di Elisabetta Gonzaga con dettaglio dello scorpione)

La sezione dell’oreficeria è fortemente valorizzata da tre notissimi ritratti di Raffaello: il Giovane con mela (Firenze, Uffizi), la “Muta” (1507, Urbino, Galleria Nazionale delle Marche) ed Elisabetta Gonzaga Montefeltro (1504-1505, Firenze, Uffizi) che indossa un pendente a forma di scorpione riprodotto nel gioiello in vetro nero in prestito dal Kunsthistorisches Museum di Vienna. Il panorama degli interessi dell’artista per le lavorazioni di materiali preziosi e dei suoi rapporti professionali con orafi e gioiellieri, si completa con l’esposizione di cristalli di rocca incisi, cammei e placchette in metallo eseguiti da Valerio Belli, che tradusse nella glittica e nella numismatica invenzioni di Raffaello desunte da incisioni, condividendo con l’amico lo studio e l’interesse per l’Antico.

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(Valerio Belli, Ovale in cristallo di rocca con andata al Calvario)


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