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A Roma, Akbar e il suo regno illuminato

Sarà aperta domani al pubblico la mostra “Akbar. Il grande imperatore dell’India” con oltre centotrenta opere per illustrare la grandezza di uno dei più potenti sovrani dell’India.

Akbar in pellegrinaggio a Ajmer nel 1570 per la nascita di Salim - Illustrazione della Biografia di Akbar (Akbarnama) - 1590-95 ca. Acquerello opaco e oro su carta, 37,8 x 23,9 cm Londra, Victoria and Albert Museum
Akbar in pellegrinaggio a Ajmer nel 1570 per la nascita di Salim - Illustrazione della Biografia di Akbar (Akbarnama) - 1590-95 ca. Acquerello opaco e oro su carta, 37,8 x 23,9 cm Londra, Victoria and Albert Museum

I documenti e le testimonianze dell’epoca mostrano il valore di quella cultura che affonda le sue radici già nel XII secolo, quando i musulmani giunti nel continente indiano si dovettero confrontare con le culture e le civiltà autoctone (hindu, buddista e janinista), sostenendo lo sviluppo di un arte indo-islamica, nota e preziosa per la sua originalità.

Akbar (1542-1605), terzo regnante della dinastia Moghul (che vantava mitiche discendenze finanche con Chingis Khan), divenne imperatore a soli tredici anni. Il giovane succedette al padre dopo una guerra fratricida per la quale fu allontanato sin da bambino e affidato ad uno zio in Afghanistan, dove visse tra cacciatori e guerrieri, la cui cosa gli impedì di studiare. Jalaluddin Muhammad divenuto Akbar (il Grande), pur essendo analfabeta, durante i suoi anni di regno, dal 1556 alla morte, fece sfoggio di una monarchia illuminata, tanto che tra le sue principali doti si ricorda la tolleranza religiosa che consentì la creazione di una fede sincretista, capace di fondere islam e induismo.

La mostra curata da Gian Carlo Calza, organizzata dalla Fondazione Roma Arte – Musei con Arthemisia Group e sostenuta dal coinvolgimento dell’Ambasciata d’Italia a Nuova Dehli e dell’Ambasciata dell’India a Roma, può considerarsi la più importante e grande sul tema (l’ultima si svolse a New York nel 1985 ed esponeva ottanta opere), il cui percorso, suddiviso in cinque sezioni è rivolto tutto ad un approfondimento dei concetti di tolleranza e comprensione.
Le opere (provenienti dai principali musei del mondo, tra cui il National Museum di New Delhi, Metropolitan Museum di New York, British Museum di Londra, Museo del Bargello di Firenze), rievocano il favoloso splendore della corte Moghul attraverso dipinti, illustrazioni, tappeti, armi ed oggetti preziosi, realizzati con intarsi d’avorio, ottone, madreperla.

Coppia di ornamenti per orecchi. Oro con rubini, diamanti e smeraldi con perle sospese - Collezione al-Sabah, Kuwait
Coppia di ornamenti per orecchi. Oro con rubini, diamanti e smeraldi con perle sospese - Collezione al-Sabah, Kuwait

Coppia di ornamenti per orecchini
Inizi del XVII secolo
Oro con rubini, diamanti, smeraldi e perle sospese
Kuwait, Collzione al-Sabah

I due ornamenti, rappresentano un esempio di grande valore dell’abile creatività degli artisti gioiellieri dell’epoca. Le rosette centrali, recano al centro un rubino a cabochon e petali in smeraldo e diamante, incastonati su di uno sfondo eseguito con la tecnica “talab” (in hindi, “laghetto/stagno”), consistente nel creare ampie zone di colore omogeneo attraverso la collocazione di piccole pietre di colore omogeneo premute le une accanto alle altre dalla montatura in oro.

Coppia di teste di leoni in bronzo, Bronzo (1550-1600) Colonia, Museum fuer Oestasiatische Kunst-Museum of East Asian Art
Coppia di teste di leoni in bronzo, Bronzo (1550-1600) Colonia, Museum fuer Oestasiatische Kunst-Museum of East Asian Art

Coppia di teste di leoni (seconda metà del XVI secolo)
Bronzo dorato, cm 37×31
Colonia, Museum fur Ostastatsche Kunst

Le due teste a grandezza naturale, rappresentano una rarità dell’epoca, perché il bronzo spesso veniva rifuso per la produzione di armi. Le teste, probabilmente fuse insieme, sono provenienti da una stessa bottega e furono probabilmente utilizzate come capitelli o come prue di navi fluviali. La manifattura accurata dei particolari è un chiaro esempio di quella forte ricerca naturalistica che caratterizzò l’arte indiana.

Scudo (1575 ca.) vimini, cuoio e velluto, acciaio con agemina in oro e madreperla - Firenze, Museo Nazionale del Bargello
Scudo (1575 ca.) vimini, cuoio e velluto, acciaio con agemina in oro e madreperla - Firenze, Museo Nazionale del Bargello

Scudo, 1575 ca.
Vimini, cuoio e velluto, acciaio con agemina in oro e madreperla su impasto bituminoso nero.
Diametro, cm 59,4
Museo Nazionale del Bargello, Firenze

Il sontuoso scudo, costruito su di un’anima in vimini, ha al centro un ambone in acciaio con agemina in oro. Ma la parte più sontuosa e ricca è costituita da una fascia circolare con motivi in madreperla. Diversi sono le fasce, a partire dal centro, la prima è caratterizzata da decorazioni geometrico-floreali. La seconda ha grandi fioriture di rosette alternate a giure umane su uno sfondo vegetale. L’ultima fascia, quella più ampia è decorata con personaggi ed animali. Probabilmente, lo scudo, è arrivato nella Firenze medicea come dono diplomatico.

Scudo. Particolare delle decorazioni in madreperla
Scudo. Particolare delle decorazioni in madreperla

Akbar. Il grande imperatore dell’India
fino al 3 febbraio 2013
Fondazione Roma Museo
Palazzo Sciarra, Roma
www.fondazioneromamuseo.it


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