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A Parigi il prezioso Tesoro dell’Abbazia di Saint-Maurice

Fino al 16 giugno, il Louvre di Parigi ospita alcune delle più preziose testimonianze del Tesoro dell’Abbazia di Saint-Maurice d’Agaune in Svizzera.

Il tesoro tra i più antichi della storia è eccezionalmente in prestito al museo francese perché in occasione delle celebrazioni dei 1500 anni, l’abbazia è in corso di restauro.

Fondata il 22 settembre del 515 da Sigismondo, primo re cattolico dei Burgundi, sul luogo del martirio di San Maurizio e dei suoi compagni (capo della legione tebana in Alto Egitto giustiziato alla fine del III secolo d.C., per aver rifiutato il massacro dei cristiani), l’abbazia divenne ben presto custode del prezioso tesoro; già nel V secolo infatti, Sant’Eucherio, vescovo di Lione, fa menzione di regali in oro e argento offerti in onore del santo.
Il monastero, sostenuto dai sovrani che si sono succeduti nelle varie epoche è sopravvissuto pressoché integro, eccezione che ne ha consentito la conservazione del patrimonio.

Nella sezione dedicata al Medioevo, quando si costituisce il nucleo più importante del tesoro, le testimonianze maggiori sono rappresentate da tre capolavori di oreficeria; il Vaso detto di San Martino, il reliquiario del presbitero Teodorico e l’acquamanile detto di Carlo Magno.

Vaso detto di San Martino. Uno dei doni, attribuito dalla tradizione al vescovo di Tours San Martino, è questo splendido vaso costituito in unica pietra sardonica scolpita con figure (probabilmente di origini alessandrine) montato e racchiuso in una montatura d’oro con pietre e lavorazione cloisonné databili agli inizi del VI secolo.

Reliquiario di Teodorico. Un prezioso porta-reliquie fuso nel VII secolo da due orafi, così come reca l’incisione posta sul retro: «Il presbitero Teodorico lo ha fatto fare in onore di san Maurizio. Amen. Nordolaus e Rhilindis l’hanno comandato e Undiho e Ello l’hanno fatto».

Acquamanile di Carlo Magno. Probabile dono dell’imperatore Carlo Il Calvo, è la testimonianza di un eccellente lavoro di oreficeria d’età carolingia, finemente cesellato con inserti di zaffiri. Reca incastonati smalti cloisonné di produzione orientale di stile sasanide, probabilmente recuperati da un altro oggetto anch’esso con funzione di recipiente.

Nel XII secolo, in piena età romanica, ci furono altri due periodi di splendore, il primo, nel 1128 quando il conte Amedeo III di Savoia riformò l’abbazia adottando la regola di Sant’Agostino, il secondo nel 1138, quando papa Innocenzo II dispose il monastero sotto la protezione diretta della Santa Sede.

A questo periodo risalgono diversi reliquiari tra cui spicca quello della testa di San Candido, compagno di San Maurizio, scolpito in legno di noce e poi rivestito da sottili lamine in argento decorato in oro e pietre preziose.


Nei secoli successivi, a partire dall’età gotica, tra gli affezionati e devoti dell’abbazia ci fu anche il sovrano Luigi divenuto poi santo, che in cambio di alcune reliquie di San Maurizio, donò al santuario un reliquiario in cristallo di rocca contenente una spina della corona di Cristo, reliquia per la quale lo stesso San Luigi aveva fatto costruire a Parigi la Saint Chappelle.

L’ultima tappa del percorso è testimoniata dalla statua equestre di San Maurizio dono di Emanuele Filiberto di Savoia nel 1577.

 

Le Trésor de labbaye de Saint-Maurice dAgaune
Museo del Louvre, Parigi
Ala Richelieu, fino al 16 giugno

 


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