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40ma edizione di Oroarezzo: prove di dialogo all’inaugurazione

Ieg - Arezzo, sul futuro messaggi incrociati dal palco della fiera. L’inaugurazione di OroArezzo è stata l’occasione per celebrare gli “anta” dell’evento, ricordandone le radici e per dialogare sul futuro

L’inaugurazione di OroArezzo è stata l’occasione non solo per celebrare gli “anta” dell’evento, ricordandone le radici, ma anche per lanciare segnali riguardanti il futuro da parte dei due soggetti in causa: da un parte Italian Exhibition Group, che da poco più di due annigestisce le manifestazioni orafe aretine e aveva presentato proposta irrevocabile (scaduta il 31 gennaio 2019) per la cessione delle rassegne orafe al prezzo di 5,2 milioni di euro; dall’altra i soci di Arezzo Fiere e Congressi – Regione Toscana, Camera di Commercio, Comune, Provincia – che si sono messi di traverso innescando una vicenda che ha portato alle dimissioni dell’ex presidente Andrea Boldi e alla nomina ad amministratore unico di Sandra Bianchi, incaricata di riprendere le trattative.

Ad aprire le danze è stato il presidente di Ieg Lorenzo Cagnoni.

Lorenzo Cagnoni

«Consideriamo il settore dell’oro di grande importanza– afferma – e abbiamo intenzione di dedicargli un’attenzione estrema in termini anche di investimenti considerevoli. Ritenevamo fosse preliminare ad una strategia di questi tipo realizzare una regia unitaria di tutto il sistema a livello nazionale, per meglio organizzare le presenze fieristiche in campo nazionale e estero e per avere maggiori potenzialità nella competizione internazionale e segnatamente nei confronti di Ginevra e Basilea. La regia per noi è un tema fondamentale per portare avanti questo progetto. Arezzo rientrava e rientra in questa strategia e questi tre anni hanno dimostrato che questo è possibile. Questo è il tema fondamentale che dovrebbe accompagnarci nel cammino futuro: speriamo sapremo organizzarci. Tutto questo dipende da noi, ne sentiamo la responsabilità, ma anche dai nostri interlocutori».

Le cui risposte non si sono fatte attendere, a partire da quella di Bianchi, che ha riconosciuti a Ieg la creazione di una regia comune, precisando anche che «con questo nuovo assetto(di Arezzo fiere, ndr) si cerca di costruire un’unità d’intenti per dare al territorio nuovo sviluppo e accompagnare la società in un nuovo percorso di crescita. Si intende tutelare e valorizzare il know how di Arezzo fiere e assicurare una continuità a tutte le attività svolte, concentrandosi principalmente sul territorio».

Ancora più chiaro il sindaco Alessandro Ghinelli: «Un anno fa chiesi a Cagnoni di guardare questo evento e questa struttura con occhiali diversi e glieli portai a luglio in un incontro a Rimini, ma evidentemente erano appannati per le condizioni e il contorno.

Alessandro Ghinelli

Oggi ne abbiamo un paio nuovi che guardano attraverso gli occhi dell’amministratore unico Sandra Bianchi, che cin grande dedizione si sta dedicando a questo tema e io spero veramente che questa collaborazione con Ieg si possa svolgere anche in altri settori all’interno di questa struttura che molti ci invidiano. Se vorrà darci rispondenza di questo, in un modo o in un altro, penso che potremo fare insieme un ottimo lavoro».Sulla stessa linea il presidente della Regione Enrico Rossi, che ha ammonito di «stare attenti a decontestualizzare OroArezzo, perché la città e la Toscana dovrebbero riconoscersi in una fiera che li rappresenta», ma anche i suoi omologhi della Provincia Silvia Chiassai Martini e della Camera di commercio Massimo Guasconi.

Ma tra i temi caldi la presidente di FederOrafi Ivana Ciabatti ha inserito anche uno di estrema attualità, la Cina

Ivana Ciabatti

«un mercato importante che richiede reciprocità. Ci auguriamo che gli accordi firmati a Roma si tradurranno in vantaggi anche per il settore orafo italiano e che alla prossima edizione, oltre che di “via della seta” si parlerà di “via dell”oro”».

Un punto su cui ha voluto rassicurarla l’ospite governativo, il sottosegretario al commercio estero Michele Geraci. «L’impegno che io ho preso al Governo in questa “saga” della via della seta è non una reciprocità concettuale sui dazi, che va negoziata, ma una reciprocità nel flusso delle merci: le navi che arriveranno a Genova o Trieste piene di container devono ritornare più piene. L’Italia esporta in Cina 13 miliardi di euro, la Francia 20, vi prometto un incremento di 7 miliardi, anche su questo settore».

Michele Geraci

Meno gradito, forse, agli organizzatori di eventi fieristici un altro annuncio del sottosegretario, in discontinuità con l’indirizzo del precedente ministro Carlo Calenda: «Continueremo a fare fiere, ma una parte dei fondi verrà riallocata per fare “Negozio Italia” all’incrocio delle 5/10 più trafficate città del mondo, come Seoul, Osaka, alcune città della Cina, Bombay: 100 metri quadri di cui nei primi 50 il consumatore cinese o indiano può riconoscersi immediatamente, che può essere food and beverage o moda, per attirare i passanti, l’altra metà dedicata a Pmi, che invece di andare sette giorni alla fiera possono venire due o tre giorni con la loro valigetta ed esporre i propri prodotti».


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