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3D, in gioielleria è ormai una realtà

.bijouets: Progettiamo e realizziamo serie limitate totalmente personalizzabili, su richiesta e in tempo reale

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Anche i gioielli e l’oreficeria sono tra i settori travolti dalle nuove tecnologie. In primis, la stampa 3D. Sempre più diffusa in ambito orafo, questa tecnologia presenta numerosi vantaggi. Ma come funziona la produzione di bijoux quando a creare la versione base dell’oggetto è una macchina? Le stampanti utilizzate possono essere catalogate per  categoria, prezzo e procedimento utilizzato: da un costo minimo di 2.000-2.500 euro fino ad attrezzature industriali dai costi più impegnativi che partono dai 300mila euro. Due le principali tecniche, a seconda del tipo del macchinario: nel primo caso, un filo di plastica viene scaldato e sciolto fino a essere depositato uno strato sopra l’altro seguendo il disegno del progetto. Nel secondo procedimento, reso possibile dalle macchine più costose, si parte da un blocco di polvere di nylon (tecnicamente, poliammide) solidificato dal laser seguendo il disegno.

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E proprio questo secondo processo è quello utilizzato da .bijouets, brand di HSL, pioniere nella realizzazione di collezioni digitali di fashion design grazie alla tecnologia della stampa 3D. Nato nel 2013 come attività aggiuntiva alla frontiera dell’arredo, il marchio utilizza stampanti a sinterizzazione SLS“Rispetto alle aziende che si occupano di realizzazione in 3D che devono scegliere le proprie attrezzature, il processo, nel nostro caso, è stato inverso – spiega Stefania Favaro, responsabile Sales&Marketing di .bijouets -: avevamo già le macchine, perché la società madre ne era già in possesso, trattandosi di un centro tecnologico per lo sviluppo di nuovi prodotti, industrial design e engineering. Il tipo di attrezzatura da noi utilizzata consente certamente maggiore libertà di progettazione”. Il risultato è un bijoux in nylon, resistente e flessibile, ma soprattutto molto leggero.

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Il processo inizia in modo classico con la progettazione tramite software dedicati. Una volta terminato il progetto, è la stampante a dare il via alla realizzazione. “A differenza del processo classico, che è un processo sottrattivo – spiega Stefania Favaro – cioè parte da un blocco di materia per arrivare all’oggetto, nella stampa 3D si tratta di un processo additivo. Così realizziamo piccole collezioni di gioielli e accessori, intersezione perfetta tra creatività, design e mondo fashion”.

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Limite della tecnologia, i costi delle materie prime. “Ci riforniamo in Germania ma i costi incidono ancora sulla produzione – prosegue – siamo certi però che caleranno con il diffondersi della stampa 3D. Tutto il resto, dalla progettazione alla realizzazione, avviene in Italia. La filosofia di .bijouets è la tiratura limitata, la customizzazione, il pezzo unico: pensiamo, progettiamo e creiamo serie limitate totalmente personalizzabili, su richiesta e in tempo reale”.

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Destinatari della produzione del marchio sono non soltanto il settore moda-fashion e i negozi di design ma anche i musei. E a sceglierli è una donna dall’età media di 40 anni, che apprezza il valore delle cose belle. Una domanda è lecita: in un bijoux che vive grazie alla tecnologia, che spazio c’è per la contaminazione con il mondo prezioso? “Prima di tutto, gli oggetti usciti dalla stampante vengono ulteriormente lavorati a mano – precisa Stefania Favaro – per migliorarne la qualità. In secondo luogo, stiamo lavorando a una collezione che prevede la collaborazione con maestri orafi e laboratori esterni, dal momento che includerà anche materiali preziosi”. Nessuna anticipazione, per il momento: la sorpresa sarà svelata a settembre a New York.

bijouets-italia.com

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