di


33 milioni di visitatori (tranne me)

L’autobus deve essere passato da poco perché alla fermata non c’è più nessuno. Solo un uomo è ancora fermo sotto la pensilina assorto a guardare un cartellone pubblicitario, di quelli rotanti.
Per raggiungere la redazione questo marciapiede è un percorso quasi obbligato per me e in breve gli sono vicino da sentirlo commentare “cos ’e pazz!”, e quando sto per superarlo prova a bloccarmi con un “signora mia bella, ma a voi non vi fa impressione?”
Fingo di non sentirlo e tiro dritto, ma mi sconcerta la sua indignazione perché collima col mio stesso dissenso.
A Palazzo Fuga, il “serraglio” dove Carlo III di Borbone confinò i poveri del Regno, hanno allestito la mostra di Gunther Von Hagens, l’anatomista (ora) più celebre del pianeta, osannato da critica e da pubblico in nome dell’arte e della scienza, anche se le sue performance itineranti altro non sono che una tetra spettacolarizzazione che bypassa il buon gusto e la legalità (da noi è vietato giocare con i defunti ma ipocritamente ne importiamo di già mummificati, anche dalla Cina dove vige la pena capitale. Ma non mancano le adesioni spontanee).
Ai 34milioni di visitatori sparsi nel mondo è stato spiegato che nel processo di imbalsamazione sostanze plastificanti hanno preso il posto del sangue, ma nessuno saprà mai dire loro quale emozione ha fermato il battito del cuore, né a chi è andato l’estremo sorriso o per chi è scivolata via l’ultima lacrima di questi nuovi zombie, in pose di grottesca quotidianità, a cui doctor death, smentendo ogni morale, ha regalato una umiliante, inutile eternità strappando via insieme alla pelle anche la dignità.

Come i polimeri di silicone hanno sostituito i liquidi, così la curiosità ha preso il posto della pietas e la voglia di protagonismo ha soppiantato l’etica svilendo il senso della fine.
E non è da meno Damien Hirst che in maniera neppure tanto diversa ha acceso le luci su animali sezionati, innocenti creature che di sicuro non hanno siglato alcun consenso per starsene in pezzi sotto gli occhi di divertiti ospiti. Contrariamente a Von Hagens che bazzica per cimiteri, Hirst ha espresso addirittura il desiderio di disporre di un macello, pur se l’opera sua più famosa è un teschio umano a cui una preziosissima colata di platino e diamanti cela l’orrore.

Allora mi chiedo: è tempismo o genialità? È arte o smania di apparire? E se tutto è arte allora niente più è arte! Come sosteneva Bruno Munari.

E pensare che a Napoli c’è una fossa comune (“Il cimitero delle Fontanelle”, oggi tra gli itinerari turistici) dove nei secoli la compassione del popolo ha portato un rispettoso ordine impilando le migliaia di ossa abbandonate.
Dove la gente ancora si fa il segno della croce. Dove non si nega una prece.
Dove tra vivi e morti c’è una sincera intimità, come tra parenti, e neppure troppo lontani.


9 commenti

  1. Gianluca B. says:

    Hagens e Hirst sono soltanto degli scelleratissimi fortunati, perchè capitano in un’epoca dove si insegna costantemente che il sensazionalismo è alla base di emozioni forte e vere. Altro che artisti! Sono soltanto un astuto necroforo e un furbo macellaio.
    Gianluca


  2. preziosa says:

    È vero, la fortuna è una componente molto importante nella carriera di un artista ma al di là di ogni opportunità l’arte ha ben altre qualità da difendere.
    la ringrazio
    Maria Rosaria Petito


  3. Luciano says:

    Complimenti. Piacevole da leggere ma principalmente coglie nel segno il problema Dell”arte. Lo e” o no arte quello che ci gira intorno, e se non lo e’ chi ci puo’ tutelare e chi può’ insegnarci a capirne di piu’. Scandalizzare eco cosa si fa per far parlare del proprio operato. Sarei curiosa di sapere il giudizio di un vero critico. Complimenti.


  4. Annalisa says:

    …finalmente qualcuno che ha avuto il coraggio di dire.
    Siamo trascinati dalle onde della popolarità, ci fanno familiarizzare con sensazioni di ogni sorta. Ma l’orrore no. C’è del terrifico in questa distesa di cadaveri che ci vengono proposti con la stessa (se non maggiore) enfasi di statue risalenti all’antica Grecia. Ma lasciateci il fascino del mistero, ogni tanto. Che è tanto più sano per la mente percorrere le oscure vie dell’ignoto senza conoscerne l’uscita, che ritrovarsi faccia a faccia con tutto, anche con la morte, unico grande mistero cui non si era (ancora) dato un aspetto cosi (macabramente) scientifico.


  5. Raffaele says:

    Se può esserle di conforto neppure io andrò a visitare la mostra che ho visto tanto reclamizzata in giro per la città. Non capisco la curiosità che spinge a guardare il corpo di un altro essere umano, che potremmo essere noi stessi, ridotto in quello stato. I muscoli, i nervi, le ossa sono cose da studiare in libri di anatomia non di certo da esibire spacciandole per arte. Non comprendo il significato che questo artista vuole esprimere ma forse lo scopo è semplicemente solo di stupire e far parlare di sè…”purchè se ne parli…”!


  6. preziosa says:

    La vostra partecipazione mi fa pensare che poi, tutto sommato, quei 33milioni sono solo una piccola parte risapetto ai tanti altri che non condividono questo scempio.
    grazie a tutti voi per la parrecipazione


  7. luca says:

    Da Wikipedia “L’arte, nel suo significato più ampio, comprende ogni attività umana – svolta singolarmente o collettivamente – che porta a forme creative di espressione estetica, poggiando su accorgimenti tecnici, abilità innate e norme comportamentali derivanti dallo studio e dall’esperienza. Nella sua accezione odierna, l’arte è strettamente connessa alla capacità di trasmettere emozioni, per cui le espressioni artistiche, pur puntando a trasmettere “messaggi”, non costituiscono un vero e proprio linguaggio, in quanto non hanno un codice inequivocabile condiviso tra tutti i fruitori, ma al contrario vengono interpretate soggettivamente”…allora perchè accanirsi tanto contro Von Hagens? Anche lui è un artista, anche la sua è arte. Di emozioni ne trasmette, eccome!


  8. Collegandomi al commento di Luca, credo sia ineccepibile il concetto di estensione dell’arte alla vita e viceversa. Tutto l’operato creativo umano può ascriversi nella concezione artistica, ed ogni intervento ha poi la sua “interazione soggettiva” e il suo proponimento estetico. A partire poi dalle Avanguardie del Novecento e grazie anche all’ausilio delle tecnologie che si aggiornano quotidianamente, l’estensione del concetto di “arte” è divenuto esso stesso espressione di contemporanietà alla vita uscendo anche dai margini rigidi e fisicamente tangibili dell’opera intesa come dipinto, scultura, etc…
    A tutto ciò, però, pur non essendoci dei limiti (nel senso che il concetto di libertà è fondamentale per ciascun individuo, artista e non), credo si debba associare anche all’arte – come alla vita in genere – del rispettoso buonsenso. Von Hagens, propone corpi umani (pur attraverso il processo di palstilinazione etc, etc…) dissacrandone il valore; perché sicuramente, mette in mostra tutta la macchina perfetta di cui sono costituiti, ma poi quella stessa viene “riportata” ad un atteggiamento umanizzato che ne irride -a mio avviso- la sacralità, che esiste a prescindere da qualunque credo religioso. C’è questo passaggio che rende gli interventi di Von Hagens una Non-Arte.


  9. maria rosaria petito says:

    Buongiorno Luca, rispetto il suo parere ma nel caso di Von Hagens parleri di sconcerto più che di emozione, e ribadisco che se poi tutto è arte niente è arte. Facendo mio un passaggio del commento di Lois aggiungo che “ne irride la sacralità, che esiste a prescindere da qualunque credo religioso…un passaggio che rende gli interventi di Von Hagens una Non-Arte.”


Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Orizzontale AMERICA