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​7 Artists for 7 Days, la terza edizione

Dal 5 al 16 giugno torna l’esposizione curata da Laura Helena Aureli: in mostra a Roma sette artisti supportati da altrettanti curatori e organizzazioni. Ecco tutti i partecipanti

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Terza edizione per la mostra collettiva “7 artists for 7 days“, di scena come di consueto a Roma, nella myday-byday gallery (Via Luca della Robbia 76) dal 5 al 16 giugno, con l’opening ufficiale il giorno 7. Sette artisti internazionali supportati da 7 curatori e organizzazioni internazionali saranno protagonisti con le loro creazioni, che traducono dettagli e percezioni così come diversità di tradizioni e culture.

“I gioielli riguardano dettagli e percezioni che l’occhio dell’osservatore traduce, scopre e rivela, ma si tratta anche di diversità di tradizioni e culture che parlano da sé in ogni pezzo di gioielleria – spiega la curatrice della mostra Laura Helena Aureli -. Esperienze  individuali e inaspettate che ogni artista esprime con la propria energia e visione unica”.

Ecco l’elenco degli artisti coinvolti nell’edizione 2018 e dei loro curatoriAndy Lowrie con Elisabeth Shaw (QCA Griffith University); Beru Inou, con Astrid Berens (Sieraad); Isabelle Carpentier, con Gaelle Cornut (WCC-BF); Chiara Lucato, con Maria Rosa Franzin (Agc); Jussi Järvinen, con Jenni Sokura (Korutaideyhdistys); Hanna Kim, con Jounghye Park (Nomad Group); Vania Ruiz, con Rita Soto Ventura (Joya Brava Org).


Andy Lowrie con Elisabeth Shaw (QCA Griffith University)

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Andy Lowrie

“La mia pratica è focalizzata sulla creazione di oggetti indossabili che abbracciano e sfidano idee esistenti di arte, artigianato e design – spiega Andy Lowrie -. In studio, mantengo un dialogo tra materiali, processi e pensiero guidato da un interesse sulla superficie di un oggetto e su come ciò possa riguardare l’ornamento del corpo. La mia attenzione va verso materiali stratificati, rivestimenti superficiali e segni che rivelano e nascondono, evocando il senso del tempo trascorso e la permanenza del materiale in contrasto con la fragilità del corpo e della vita”.

“Le qualità pittoriche dei gioielli di Andy Lowrie – dichiara la curatrice Elizabeth Shaw – si basano su un interesse che ha esplorato al college d’arte: la possibilità di essere un pittore. La delicata applicazione del colore di Lowrie suggerisce un sottile camouflage, come se il gioiello fosse atterrato su chi lo indossa con l’obiettivo di nascondersi. La scala e le qualità dimensionali mettono in dubbio ogni possibilità di passare inosservati; queste sono forme intriganti che invitano a un’ispezione più ravvicinata”.

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Beru Inou con Astrid Berens (Sieraad)

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Beru Inou

“I colori, i materiali e la semplicità: i fiori di ciliegio sono rosa, il cielo è blu, la foresta è verde, il sole è giallo – racconta Beri Inou -. Il mondo è pieno di colori, proprio come il mio mondo. Il colore è sentimento ed emozione. La temperatura del mio cuore. Rosa, blu, verde, giallo, il colore è gioia. L’obiettivo del mio lavoro è presentare il mio fascino per i materiali in vetro e porcellana. Questi due materiali hanno un fascino opposto. Il vetro è trasparente e riflette una luce fredda e rigida. La porcellana è opaca e ha un’atmosfera calda e naturale. Da questi due materiali affascinanti realizzo gioielli “dolci” in forme semplici e colori pastello”.

“Beru Inou è un designer molto notevole – dice Astrid Berens -, nato in Giappone e operativo in Germania. Il suo lavoro è giovane, fatto di gioielli dall’aspetto colorato di porcellana e vetro. Trovo molto interessante quando un designer prende in considerazione la propria eredità, le proprie origini. Questo rende i suoi progetti così potenti. Una delle cose più importanti per ogni artista è sapere quando fermarsi e Beru lo sa”.

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Chiara Lucato con Maria Rosa Franzin (Agc)

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Chiara Lucato

“Sento fortemente piantate le radici in quel pezzettino di natura che mi ha nutrita, vista crescere ed educata – spiega Chiara Lucato parlando del proprio lavoro -. La mia è una famiglia di contadini che vivono della terra e per la terra in un legame indissolubile: gli stessi segni che l’uomo lascia su di essa con il suo lavoro li ritrova sulle sue mani sul suo corpo e nel suo carattere. Fonte primaria d’ispirazione del mio lavoro sono la natura e le sue forme, ma anche le fragilità e le diverse sfaccettature del genere umano, che vengono interpretati con forme geometriche, interpretati con colori, ossidazioni, smalti. A tener tutto insieme in un gioco di equilibri l’uso di meccanismi di movimento che non rendono mai statico il gioiello perché non c’è nulla di costante se non il cambiamento e tutto è in divenire”.

“Il suo lavoro – aggiunge Maria Rosa Franzin – raccoglie poesia di immagini  e racconti, usa materiali diversi, dalla carta al metallo, in cui il colore diventa forma espressiva, senza voler dominare la forma. Il movimento scioglie la rigidità dei volumi e così scompone l’oggetto. La sua ricerca si concentra anche nella tecnica costruttiva”.

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Chiara Lucato

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Hanna Kim, con Jounghye Park (Nomad Group)

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Hanna Kim

“I motivi, le trame e le forme di animali e piante non sono solo oggetti di apprezzamento estetico, ma sono presenti in tutta la vita umana – così Hanna Kim illustra la propria ispirazione -. Questi elementi hanno una forte influenza su molti ambiti della vita quotidiana. Le caratteristiche intrinseche dell’oggetto naturale possono stimolare attivamente l’immaginazione dell’osservatore e, allo stesso tempo, rendono la loro vitalità completamente speciale. La non familiarità eccita sempre la mia curiosità e risveglia una vita quotidiana ordinaria. Allo stesso modo, la natura espande ancora di più la vita inquadrata e ne fa emergere una nuova visione. Osservando da vicino e ricostruendo il soggetto con caratteristiche distintamente segrete, l’esistenza che rimane ambigua nell’immaginazione può finalmente avere un corpo elegante e pratico. ‘L’inesplorata esistenza’ è un’espressione di fantasia clandestina che disegno e un desiderio verso un mondo misterioso”.

“Hanna Kim è un’artista che gestisce uno studio a Seoul – spiega Jounghye Park -. Inoltre è membro del Nomad Group, gruppo di artisti contemporanei del gioiello in Corea del Sud. Si è laureata alla Kookmin University e alla Graduate School della Kookmin University, specializzandosi in Metalwork & Jewelry. E ha studiato come studentessa di scambio per un anno alla Hochschule Pforzheim di Fakultaet Fuer Gestaltung, Germania. Si concentra sul disegno di una “fantastica grottesca” basata su un fascino profondo che la sua forte immagine attraversa”.

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Isabelle Carpentier, con Gaelle Cornut (WCC-BF)

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Isabelle Carpentier

“Ispirate da strutture naturali, queste piccole sculture sono scolpite in Corian e prendono forme che assomigliano a masse minerali – spiega l’artista -. Questi blocchi informi e compatti contrastano con uno spazio composto da una moltitudine di frammenti colorati.
Una dualità è costruita e trova un equilibrio nel caos. È anche una sorta di ritorno a tecniche e ritmi antichi paralleli a materiali compositi.L’idea è un momento per disobbedire a questa tradizione di trasgredire i suoi codici, per trovare un nuovo respiro”.

“Formatasi come artista del mosaico, Isabelle Carpentier lo rende l’elemento essenziale del suo lavoro di gioielleria contemporanea – dichiara Gaëlle Cornut (WCC-BF) -. Combinando la struttura grezza e il lato oscuro del Corian con la luce dei micro mosaici di vetro, i suoi pezzi sono indossabili sulla spalla, sul cuore, sui fianchi … La recente serie di Isabelle Carpentier mette in dubbio il ruolo degli ex-voto nell’inconscio collettivo. Tra fascino e repulsione, i suoi gioielli davvero evocativi interrogano il corpo, il ricordo e i riti”.

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Jussi Järvinen, con Jenni Sokura (Korutaideyhdistys)

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Jussi Järvinan

“Sono un artista di gioielli finlandese, diplomato alla Saimaa University of Applied Sciences. Attualmente vivo e studio gioielli artistici a Göteborg, in Svezia – racconta di sé il designer -. Ultimamente mi sono concentrato sulle questioni di genere, in particolare le norme di genere e la mascolinità tossica, attraverso l’arte della gioielleria. Sono interessato al ruolo giocato dalla gioielleria nella costruzione di genere. Uso la gioielleria come strumento per decostruire le norme nella società, ad esempio, il mio obiettivo è sfidare il genere binario. A Roma, espongo la mia serie “€€€€€” che si ispira alle forme dei cartellini dei prezzi e delle etichette. La serie tratta temi come il consumo di massa e la cultura usa e getta. Ho usato l’estetica e i colori che di solito sono associati alla convenienza“.

“Dal settore finlandese della gioielleria contemporanea uno dei futuri produttori sembra essere Jussi Järvinen – dice Jenni Sokura di Korutaideyhdistys -. Il suo pensiero concettuale mescolato con il lavoro chiaro e attento ai materiali dà un risultato fresco”.

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Vania Ruiz, con Rita Soto Ventura (Joya Brava Org)

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Vania Ruiz

“Attraverso questi pezzi voglio lasciare che il mio subconscio porti liberamente alla luce questi mondi interiori – così Vania Ruiz descrive i propri gioielli – come un bambino con una scatola di pastelli, che prima di pensare scarabocchia quello che viene fuori. E provo un’enorme gioia ogni volta che ne avvio uno nuovo. Carnevali, costumi e luoghi tradizionali incontrano altri ricordi personali, creando questi pezzi colorati. Lavorando come gioielliere d’arte, sono rimasta affascinata dal modo in cui la mente collega idee, oggetti ed eventi in un modo che a volte sembra una sincronia magica. Voglio approfondire questa comprensione dell’identità e della creazione attraverso questo stile libero non vincolato. I materiali utilizzati includono resina, smalto freddo, inchiostro e argento”.

“Vania Ruiz è una gioielleria ‘coraggiosa’ cresciuta insieme all’Associazione Joya Brava – spiega Rita Soto Ventura -. Durante questi anni da membro attivo, ha approfondito la gioielleria contemporanea, mostrandoci un immaginario simbolico e culturale. Sebbene esplori diversi formati, temi e materiali, la sua ricerca è stata costantemente correlata alle tradizioni e all’identità locale, dando uno spirito e una personalità unici ai suoi pezzi. ‘Esuberanti, materni e mostruosi’, come dice lei stessa. Il suo lavoro rivela un universo latinoamericano potente e familiare”.

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